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Testi sparsi: Il bunker
 

Inedito, scritto nel 2003 pensando a Tiziano Ferro

Lessi su un articolo di giornale che in America c'era la corsa all'acquisto di un bunker nel quale ripararsi da un eventuale conflitto nucleare. Questa cosa mi sembrò un monumento all'egoismo e una chiusura all'esistere. Immaginai, poi, che senso potesse avere una vita segregata in un piccolo spazio e il guardare il mondo dallo schermo di un computer. Pensai fosse una condizione disumana quella di chi era pronto a costringersi in un'asetticità sterile fuori dagli odori, dai sapori che la nostra complicata quotidianità è capace di regalarci. Non ho mai proposto a Tiziano questa canzone.

Bunker

Ti scrivo da una camera che è senza tempo
in questo bunker sto blindato mi manca il vento
socchiudo gli occhi, ma non sento il treno che sferraglia lento dietro casa mia
per sopravvivere alle radiazioni sto morendo

Giorni che vivo così dietro uno schermo
la vita ha i passi dentro un tango, io sono fermo
e non riesco a perdonare qualche dio assenteista che non m'ha aiutato
ma quante volte c'ho provato a cambiare quel fine marzo che m'ha condannato
qui dentro ormai non sento più
l'odore aspro che avevi tu
e vivo l'asetticità
tra i crimini di un'altra verità

Per questo sto scrivendo
per scavare bene dentro me
se mai qualcosa c'è
e questa mail che mai ti spedirò
è per capire cosa sono io
se vivo o sto soltanto respirando

Tengo nascosti i fogli ai tuoi risvegli
ai tuoi sorrisi che ho smorzato con i miei sbagli
mi manca solo di sapere tu per quali scale sali alle carezze sue
se bari solo quando giochi o se l'imbrogli
se la mia voglia di cercarmi, di vestirmi di normalità
sta dietro i vetri di un acquario o nei casini di chi è fuori là