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E' un normale sabato pomeriggio di marzo, soleggiato e caldo. L'accoglienza
e l'atmosfera amichevole di quel bar placa apparentemente le nostre
ansie, ma la maestosità del Colosseo alla nostra sinistra, scopre
i nostri occhi ancora increduli e travolti da una luce nuova.
L'appuntamento è fissato qui, alle 16. Per paura di fare tardi abbiamo
preferito arrivare prima: inganniamo l'attesa scherzando e cercando
di conoscerci, ma le nostre voci tradiscono un po' di agitazione
per questo incontro con il nostro "poeta". Siamo tre fan di Antonello
De Sanctis, noto paroliere romano, e in occasione dell'uscita del
suo primo libro abbiamo costruito insieme un sito che, tra le varie
rubriche, contiene quella che più ci intriga: "Giornalisti per un
giorno".
Nei giorni precedenti abbiamo raccolto le domande dei suoi fan,
comprese le nostre, e adesso le rileggiamo tutte per non farci cogliere
impreparate.
Conoscendo il suo carattere schivo, qualche dubbio sul fatto che
si presenti davvero ci sfiora. L'orologio segna le 15.55 quando
vediamo entrare nel bar un signore che si guarda intorno… sì sembra
proprio avere l'aria di un poeta. Si avvicina al nostro tavolo:
che emozione!
Le parole sembrano bloccarsi e i nostri sorrisi si riempiono al
suo " Sono stato puntuale signorine?". Disorientate dal mistero
che avvolge quest'uomo ci imbattiamo in qualche formalità, ma veniamo
subito deviate dalla sua simpatia, spontaneità e dalla sua capacità
di metterci a nostro agio e di trasformare il nostro imbarazzo in
un lasciarci andare con fiducia.
Dopo due minuti ci sembra di conoscerlo da sempre, così dopo una
chiacchierata "amichevole" tra le note delle nostre emozioni e il
fumo del caffé, che sinuoso si alza dalle nostre tazzine, iniziano
a prendere forma le parole e procediamo con l'intervista, che lui
definisce "una chiacchierata tra amici".
Dopo un complice gioco di sguardi lasciamo che sia Moni ad iniziare
l'intervista in quanto l'idea è partita da lei…. poi si alternano
nell'intervista stellina e carmen.
1. Sara79: Qual'è la canzone che hai scritto alla quale sei più
legato e perchè?
Ogni canzone nuova è come un bambino che nasce... e questo è stato
detto. Non è stato forse detto che un genitore si affeziona di più
a un figlio fragile perché sa che ha più bisogno di protezione.
I brani che più amo, quindi, sono da cercare tra quelli meno noti.
Mi piace molto, ad esempio, "Il muro di Berlino c'è" - di Nek -
scritta in risposta ai detrattori di "In te".
2. energy: Da come nasce l'idea di scrivere un libro? E come
mai questa ispirazione?
Una canzone è quasi sempre un binario tracciato da una musica preesistente
che ti limita nello scrivere, perché c'è da seguire un preciso disegno
metrico. Devi, tra l'altro, andare in armonia con le emozioni che
le note ti suggeriscono. Un libro è una sterminata distesa di fogli
bianchi e correrci sopra ti dà l'idea di essere un animale libero.
3. Aladyna: Il fatto che hai scritto il libro non potrebbere
essere letto come un traguardo per il quale, appendi la penna al
chiodo in qualche modo?
Ne ho consumate di penne per elaborare questo libro! Ma io scrivo
per vizio da quando ero ragazzino e, come sai, i vizi sono i più
duri da estirpare. Mi sono divertito a raccontarmi in "Non ho mai
scritto per Celentano" ed ho nel cassetto molte penne ancora da
scaricare...
4. inivas: C'è una canzone particolare a cui sei legato e che
avresti voluto aver scritto tu?
Avrei voluto scrivere di tutto, da "Fin che la barca va" ad "Avec
le temps" di Leo Ferré. Quest'ultimo è un brano il cui testo amo
in assoluto... senza dimenticare l'arte sublime di quel poeta straordinario
che è Fabrizio De André.
5. Marynek: C'è una parte del tuo libro o una frase a cui sei
legato particolarmente?
Ce ne sono molte, perché è un libro vero ed è un grande unisono
con le vibrazioni più profonde della mia esistenza. Mi piaccio,
cito a memoria, quando colloco la mia famiglia "nella parte più
rossa del cuore".
6. marziacrem87: Il numero 26 ha qualche significato particolare
per te? Ho notato che oltre a essere presente ne "Nella stanza 26",
c'e' anche nella canzone dedicata a tuo figlio Andrea "...al binario
26"
In numerologia il numero 8 (2 + 6) è tra i più interessanti, il
piccolo cerchio superiore rappresenta lo spirito e quello inferiore
la materia. Il loro fondersi armonico è il senso della mia vita...
o quello che tento di darle. Oltre questo, il 26 suona bene, come
suona bene il nome Laura. "Stanza 342" o "Genoveffa non c'è" non
sarebbero state la stessa cosa.
7. nuvoletta_82: Ti saresti immaginato tutto questo quando hai
iniziato la tua carriera da paroliere?
Non ho immaginato, ho lavorato con passione, determinazione e testardaggine
perché tutto accadesse. Ho amato molto questo mestiere e gli ho
dato tutto ho quello che avevo: quando ci si dedica totalmente a
qualcuno o a qualcosa ci si aspetta almeno un sorriso in cambio.
Il mio lavoro mi ha spesso mostrato i denti, altre volte mi ha sorriso,
appunto, e se faccio il conto dei più e dei meno posso, alla fine,
dichiararmi soddisfatto. Appagato no, perché vedo ancora lontana
la cima... se una cima esiste.
8. stellina: Qual'è stata la parte più difficile nello scrivere
questo libro, magari perchè legata a qualche esperienza che ti aveva
provocato sofferenza nel viverla, o difficoltà che hai trovato nel
metterti a nudo in queste pagine?
Nessuna sofferenza, il contrario direi. Una lunga ed esorcizzante
seduta psicanalitica e, quando ho scritto la parola fine, mi sono
alzato stringendo simbolicamente la mano al mio terapeuta: il libro.
Mi sono messo a nudo? Uno spettacolo da non perdere! Nessun imbarazzo,
in ogni caso. Se tutti avessero il coraggio di rivelarsi per quello
che sono realmente, sarebbe tutto molto più semplice in questo mondo
contorto.
9. stellina: Tra tutte le canzoni che hai scritto ce n'è una
che ti rispecchia ancora adesso? Se tu dovessi descriverti con un
titolo delle tue canzoni quali diresti?
In ambedue i casi penso alla tanto bistrattata "In te"
di Nek. Molte mie ex compagne hanno, per vari motivi, abortito,
me complice. I miei due "aborti mancati" si chiamano Valentina ed
Andrea, sono i miei figli e sono nella vita - che avrei potuto togliere
loro per mancato senso di responsabilità, per immaturità, per essere
un uomo piccolo - ma non è stato così, per fortuna. Niente contro
il diritto di aborto perché ognuno ha un suo percorso, per ciò che
mi riguarda sono felice di aver seguito il mio.
10. energy: Otre al fatto che sei paroliere non ti sarebbe piaciuto
diventare cantante come Filippo o meglio ci avresti pensato?
Ho inziato la mia carriera tentando, sciattamente devo dire, di
diventare un interprete di grido. La Rca mi riportò con i piedi
per terra e mi proposero di limitarmi a scrivere parole, come è
scritto nel libro. Mi sarebbe piaciuto cantare, ma era forse la
voce che mi fregava... o forse meccanismi del sistema. Ho comunque
inciso tre dischi di assoluto insuccesso che non hanno il colore
del platino, mi fanno sorridere e a volte incavolare... perché erano
giusti!
11. Gruppo on: Sei un paroliere affermato e di successo, vivi
sicuramente delle tue "parole" , ma nel caso che il destino ti avesse
riservato una vita diversa, tipo da metalmeccanico o salumiere,
avresti continuato a scrivere? Che consigli daresti a chi vuole
iniziare e che ha speso parte della sua vita in lavori diversi?
Mi sarebbe piaciuto molto fare il metalmeccanico, il salumiere un
po' meno, per perduranti conflitti con il mio fegato. Certo che
avrei continuato a scrivere, non necessariamente canzoni. Lavoro
nella Presidenza di un Municipio di Roma e continuo a buttare giù
idee che tentano di dare un contributo ad un vivere più equo. Il
consiglio che darei è crederci... qualsiasi cosa si faccia. La musica,
a fronte di altri lavori, pretende qualcosa in più. Bisogna, infatti,
aggiungere all'impegno una capacità profonda di amare... e una buona
dose di incoscienza.
12. Auror@: Nel tuo libro c'è una frase che mi ha preso il cuore
quando parli dei tuoi impegni futuri... "...oltre al progetto Neviani..."
quindi mi fa ben sperare ad una continua collaborazione con Nek...
Ci puoi dare qualche anticipazione?? e dicendo "NEVIANI" intendevi
il cambiamento del nome da Nek a Filippo Neviani?
La collaborazione con Filippo non è cosa che dipende da me, ma dai
brani che di volta in volta ci vengono fuori. L'intenzione di continuare
insieme il nostro viaggio che dura ormai da oltre quindici anni,
c'è. Se poi arrivano brani validi, non di mia composizione, dai
quali la sua carriera può prendere vantaggi, ben vengano. Gli voglio
troppo bene come persona e come amico per augurarmi il contrario.
Si chiamerà Filippo Neviani in futuro? Non lo so, è un nome bellissimo...
da tempo gli ho suggerito, forse intempestivamente, di recuperarlo.
13. Ste'04: Da cosa nascono L'INQUIETUDINE e ABBRACCIAMI? E hai
partecipato alla realizzazione del video "l'inquietudine"??
Non ho partecipato alla realizzazione del video. I due brani che
citi sono di un compositore che apprezzo, perché la sua musica mi
porta a liberare amore. "L'inquietudine", l'ho detto in altre occasioni,
è legata ad una amica, una persona molto preziosa per me. "Abbracciami"
non è dedicata ad una persona in particolare, esprime un desiderio
che è di tutti noi, credo: poter affidare un momento difficile o
di solitudine ad un abbraccio, appunto.
14. Ste'04: Hai mai pensato di ricominciare, ora con la tua esperienza,
ad entrare di nuovo nel mondo dei "diversi", di chi ha bisogno continuo...
magari nel mondo di quei bambini che sono considerati fuori dalla
norma...ma che hanno una necessità sfrenata di persone come te?
Ci sto dentro ancora fino al collo, anche oggi con il lavoro che
faccio. L'amore per le così dette diversità - quando hai capito
che ampliano i tuoi spazi - non passa mai. Io ci sono sempre, quando
serve, e spesso lo faccio per puro egoismo, perché l'uguale è in
bianco e nero, mentre il "diverso" sa dare alla vita colori più
vividi.
15. Re degli orologi: Caro Antonello, leggendo il tuo blog, ho
notato come ci sia stato una sorta di "buco" artisticamente parlando
negli anni '80. Considerando che il sottoscritto è stato influenzato
musicalmente da quel periodo, volevo sapere se c'è qualche canzone/cantante/band
che hai apprezzato, magari qualche meteora nel panorama di quegli
anni.
Negli ottanta mi sono un po' distratto dalle canzoni che quegli
anni esprimevano concentrandomi nell'operazione "recupero" del mio
Rock & Roll. Ma non posso ignorare le grandi cose che hanno prodotto,
in quel periodo, i Pink Floyd, Battisti, Baglioni, i Police, Vasco
Rossi, la Nannini, i Queen, Stevie Wonder, Paul Mc Cartney, Madonna,
Michael Jackson e tanti altri. La buona musica rimane sempre tale,
assume per noi particolari valenze quando le restituiamo le vibrazioni
che ci ha saputo regalare in momenti particolari della nostra vita.
16. Stella1: Come ti sei sentito dopo aver pubblicato il libro?
E' stato come donare un pezzo di me alla gente. Hai presente un
ramo trascinato dalla corrente di un fiume? Così mi sono sentito
io e procedo, sballottato dai flutti, cercando, dalla cima di un'onda
più alta, di vedere il mare.
17. Stella1: Qual è stata la prima persona a cui hai fatto leggere
il libro? (in ambito familiare intendo).
La prima è stata mia moglie Manuela. E' molto critica perché, oltre
a leggere molto, scrive anche lei. Mi ha dato - inaspettatamente
- il suo imprimatur e sono andato avanti con maggiore convinzione.
C'è poi stato un laborioso aggiustare, correggere le bozze nel quale
l'editore mi è stato molto vicino. Ora siamo in viaggio e mi conforta
la vicinanza di molta gente che sta condividendo questo mio percorso.
18. Stella1: Hai mai pensato di scrivere una canzone riguardante
questo libro?
Sinceramente no. I libri non danno da vivere, ma è una strada che
mi affascina e vorrei percorrerla con ogni convinzione. Non per
questo lascerò le canzoni, cercherò di essere più selettivo, però.
Nel libro ci sono molti testi inediti e se qualcuno vorrà divertirsi
a metterci su una musica, chissà...
19. Laury: Quale è la cosa più particolare a cui ti sei ispirato
per scrivere?
Alla mia vita, al mio lavoro, alla possibilità che i sogni si avverino,
alla convinzione che vadano coltivati come fiori preziosi da offrire
a chi crede nel loro profumo
. 20. Laury: Se dovessi rifare tutto da capo, intraprenderesti
nuovamente questa strada?
Ho iniziato a scrivere, professionalmente, negli anni '70, un po'
tardi, forse... avrei dovuto cominciare negli anni cinquanta - c'erano
molti fermenti allora - ma in quel periodo pensavo a correre dietro
alle ragazze e la musica era solo un sottofondo. Elaborare dei testi
è poi diventato un lavoro che va avanti da ormai 35 anni, un mestiere
che odio e amo, come diceva Catullo. Forse, se avessi la capacità
di portare dietro il tempo, sceglierei di esprimermi attraverso
un libro, piuttosto che con una canzone.
21. mammamaria: Come e' cambiato il tuo modo di scrivere negli
anni e ami ancora le tue composizioni giovanili?
Scrivo sempre allo stesso modo. Il mio target sono stati quasi sempre
i giovani, perché sono puliti e per loro amo scrivere spogliandomi
degli anni. Non rinnego le mie canzoni passate, ci colgo a volte
qualche ingenuità, subito perdonata dalla tenerezza.
22. mammaria: Del tuo libro mi ha commossa molto l'incontro con
Mimì. La ricordi spesso e pensi che qualcosa avrebbe potuto salvarla?
Mia Martini era un'artista di razza e queste persone privilegiate
pagano in fragilità il loro essere così speciali. Non conosco bene
il percorso finale della sua vita, ma penso, e cado nell'ovvio,
le sarebbe forse bastato un po' più d'amore per trattenerla con
noi.
23. mammamaria: Se qualcuno dovesse descrivere te in una canzone
quali tre aggettivi vorresti usasse?
Vero, leale, aperto alla gente. Mi fermo a tre aggettivazioni, ma
amerei aggiungerne un'altra: innamorato di tutto quello che il mondo
ci regala giorno dopo giorno.
24. stellina: Come fai a scrivere a "comando"? Cioè quando ti
chiedono un testo come fai a trovare proprio in quel momento, in
quel giorno l'ispirazione giusta? Di solito si scrivono belle cose
quando si ascolta la voce del cuore... tu sei sempre in ascolto
di questa allora?
Scrivere "a comando" è la cosa che meno amo. Preferisco mi vengano
dati i miei tempi per immergermi nella musica... quando mi va, frugo
nel mio sacco di memorie, di speranze, di pensieri come una persona
che va in un negozio di dischi, s'immerge in quella atmosfera magica
ed esce stringendo tra le mani quello giusto. La stessa sensazione
di pienezza la trovo quando penso di aver vestito una musica con
le parole a lei più vicine.
25. energy: Come ti sei sentito x l'ultima volta quando hai finito
di scrivere il libro? E' come vivere nella stessa emozione quando
Filippo canta sul palco una tua canzone?
No, Nek è artista straordinario, ma io, dopo aver scritto per lui,
faccio un passo indietro e Filippo diventa padrone assoluto anche
delle mie vibrazioni. Vero è che c'è un lungo percorso di condivisione
quando lavoriamo su un pezzo... poi, come è naturale, io mi faccio
da parte. Con questo libro, invece, sono in prima linea e la mia
non è un'emozione affidata, ma un propormi in prima persona e prendermi
in pieno i rischi e, possibilmente, le consonanze di chi mi legge.
26. energy: Celentano sa dell'esistenza di questo libro?
Non credo che Celentano sappia del libro. Non ho pensato di mandarglielo
anche perché non si concentra solamente su lui, anche se richiama
un attraversare anni che abbiamo anagraficamente condiviso. Ho una
grande stima per questo artista e, ho scelto istintivamente il suo
cognome eleggendolo "nume tutelare" del mio lavoro... e poi Celentano
è un cognome sonoro e rassicurante, come quello di un vecchio amico.
27. carmenros: Sono tantissimi i testi che portano la tua firma
e sono anche fantastici, ce ne sono alcuni che trattano temi molto
forti come ad esempio "In te", "Padre davvero ", "Nella stanza 26",
etc... nello scriverli hai pensato che con i tuoi testi avresti
potuto aiutare qualcuno, addirittura cambiare la vita di qualcuno
o no? E cos'hai provato quando magari hai ricevuto qualche testimonianza
dell'aiuto che hai dato tramite le tue parole?
Non faccio differenza tra i testi che trattano tematiche sociali
e quelli che parlano, semplicemente d'amore. Non vedo, insomma,
grandi demarcazioni tra le canzoni così dette impegnate e le canzoni
popolari. La vita è un cocktail di tutte le cose che accadono nel
mondo e tutte danno, tolgono, aiutano, feriscono a loro modo. Personalmente
credo nell'immediatezza della canzone popolare dove l'emozione fluisce
libera senza troppe sovrastrutture e rielaborazioni. Mi hanno ringraziato
in molti per le cose che ho scritto semplicemente perché in quel
momento camminavamo insieme. Non credo che una canzone cambi la
vita di qualcuno, ha fatto già molto se aiuta a riflettere o regala
un attimo di serenità.
28. carmenros: Nel tuo libro sei trasparente e sincero, quasi
senza censure, ma hai mai pensato di celare qualche aspetto del
tuo essere? E se l'hai fatto, te ne sei pentito? C'è qualcosa che
non menzioneresti se dovessi scriverlo adesso o qualcosa che aggiungeresti?
E lo riscriveresti così com'è o seguiresti un'altra direzione?
Lo riscriverei così com'è. Non ho nascosto nulla perché ho un super-io
molto tollerante che si trova male nei panni del censore. Solo perché
non volevo scrivere "Guerra e pace" - in termini di lunghezza -
ho omesso di dire che a Rabat, in Marocco, in un bazar rubai uno
scimmiotto di tek e siccome un mio amico ne voleva uno anche lui,
ma non aveva il coraggio di prenderlo, ne prelevai un altro. E i
miei codici morali? Erano in vacanza con me in quel periodo... ma
stavano da un'altra parte del mondo.
29. nicola: Se avessi potuto la possibilità di scrivere per Celentano
cosa avresti scritto?
Celentano ha cantato due canzoni che sono nella storia della musica
italiana. "Il ragazzo della Via Gluck" e "Azzurro". Forse queste
avrei voluto scriverle, anche se penso sempre che "The best has
yet to come"... e magari arriva quando neanche lo aspetti.
30. nicola: Quali passi avanti ha compiuto la musica italiana
dagli anni '50 ad oggi?
La musica è lo specchio della società: la riflette e la riproduce,
difficilmente la precede. Se è vero questo mio assunto, basta scorrere
gli ultimi 50 anni di storia per rispondersi automaticamente. Sono
migliorate le tecnologie, ma si può dire che i tempi del web, che
ci ammalia, siano superiori a quelli della fantasia? Difficile rispondere.
C'è meno creatività oggi, secondo me, vedo tutto un po' plastificato...
ai miei tempi - qui ci vuole - eravamo molto più ingenui. Ho bevuto
acqua dai rubinetti, ho bevuto acqua chinandomi su una sorgente:
è sempre un dissetarsi, però...
31. nuvoletta_82: Nel nuovo panorama musicale, tra i nuovi talenti,
ad esempio in questo Sanremo, hai trovato giovani artisti che ti
hanno ispirato delle nuove canzoni?
San Remo non rappresenta a pieno la musica italiana ed io sono un
fruitore distratto del Festival. Per quel poco che ho sentito quest'anno,
mi piacciono i due ragazzi che hanno vinto per le tematiche dei
loro brani, affrontate con coraggio e poesia. Mi chiedo se stiamo
per vivere un revival dei '70, quando il sociale e il politico trovarono
spazi straordinari nella musica leggera. Non mi ispiro alle canzoni
altrui, sarebbe come copiare un tema... se ascolto qualcosa di interessante
mi dico: "Cavolo, potevo pensarci io!" Poi scappo da quella cosa
e provo ad inventarne un'altra, sennò arriverei secondo.
32. nuvoletta_82: La mia insegnante di danza dice che spesso
sogna le coreografie e poi le mette in pratica il giorno dopo...
sei mai stato ispirato da un sogno nello scrivere il testo di una
canzone?
Non faccio grandi differenze tra la realtà e il mondo onirico. Ambedue
possono essere fonte di ispirazione e spesso i sogni aprono squarci
di tutto interesse sul reale. Per fortuna non sogno di scrivere,
mi sembrerebbe di fare gli straordinari...
Ecco il risultato signore e signori ….
Le tre giornaliste per un giorno sono proprio soddisfatte di questa
esperienza entusiasmante… e speriamo che lo siano anche i fans che
hanno ricevuto risposte.
Alla prossima!!! Moni, Stellina, Carmen
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