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Tenco entrò nella vita nel 1938.
Il padre morì prima che Luigi vedesse la luce, ucciso, sembra, dal
calcio di una mucca e il ragazzo, perso nei silenzi di Cassine,
il suo luogo d'origine, crebbe assorbendo gli umori di quella campagna
piemontese "morbida e silenziosa".
Nel '48 si trasferì in Liguria con la famiglia e, frequentando gli
studi, familiarizzò con quello straordinario gruppo di artisti che
avrebbero reso nobile la così detta "Scuola Genovese".
Entrò a far parte di alcuni gruppi musicali suonando prima il clarinetto,
poi il sax e nel tempo, rapito dalla musica, perse ogni interesse
per gli studi universitari.
L'esordio discografico risale al '59: incise i suoi primi lavori
adottando vari pseudonimi finché, nel '61, si riappropriò del suo
nome e registrò una serie di brani indimenticabili che tracciarono
una strada.
Partecipò
al film La Cuccagna di Luciano Salce collaborando alla
costruzione della colonna sonora e nel '65 partì per un servizio
militare mai svolto, in realtà, a causa di numerosi ricoveri in
ospedale per varie e imprecisate malattie.
Nel 1966 stipulò un contratto con la Rca con la quale incise nuove
canzoni che cominciarono a circolare tra il popolo della musica...
non quanto lui avrebbe voluto, però. Conobbe poi Dalida,
immensa artista d'oltralpe, e con lei decise di accettare l'invito
a partecipare al Sanremo del '67.
In effetti, una manifestazione così popolare avrebbe potuto essere
una buona occasione per avvicinarlo a un pubblico più vasto.
Insofferente alla tensione che la gara comportava, fu presto sommerso
dai dubbi e dichiarò nel corso della kermesse: "Io ho sempre
imboccato la strada sbagliata. Sbagliai quando m'illusi di diventare
ingegnere e a casa mia non c'era una lira, sbagliai quando mi misi
a scrivere canzoni e quando m'illusi di fare un mestiere. Ho sbagliato
pure adesso a venire a Sanremo, anche se mi ci hanno voluto loro
perché io non ho fatto una mossa per venirci e magari non ci fossi
venuto mai." La sera dell'esibizione dovettero spingerlo a forza
sul palco perché non voleva entrare in scena; circolò la voce che
avesse bevuto un'intera bottiglia di grappa assumendo in parallelo
delle pasticche di Pronox... una mistura devastante.
La sera dell'esibizione, non aspettò neanche gli esiti delle votazioni
e non partecipò alla cena con i suoi compagni di scuderia; si chiuse
nella sua stanza d'albergo e vergò con grafia incerta, prima di
andarsene, un biglietto: "Io ho voluto bene al pubblico italiano
e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio
questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto
di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale
e una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero serva a chiarire
le idee a qualcuno. Ciao, Luigi."
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