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Niente contro questo attore, che rimane negli annali del cinema,
anche se nel corpo del libro sono stato critico con lui perché,
quando lo incontrai casualmente, lo vidi come un prodotto asettico
dello star system piuttosto che come uno da andarci a bere un bicchiere
di vino in un'osteria.
Non avevo tutti i torti, forse.
Roy Harold Scherer Jr. nacque nel 1925 a Winnetka, Illinois, da
una famiglia non benestante e, prima di approdare a Hollywood, si
sottopose a vari mestieri.
Lo notò l'agente Henry Willson e decise di trasformare quel ragazzone
corpulento, alto quasi due metri, in una star del cinema, puntando
tutto sul suo fascino e riuscì a trasformarlo in un "pin-up" per
il pubblico femminile.
Ci riuscì, malgrado il suo protetto, almeno agli esordi, dimostrasse
scarse attitudini artistiche.
Dimenticava le battute, si muoveva sotto i riflettori con scarsa
proprietà... aveva poco a che fare, insomma, con il mestiere dell'attore
. Ma questo significò poco... Rock recitò in una serie innumerevole
di film e l'America al femminile se ne innamorò perdutamente.
Ben presto, però, la stampa dell'epoca si impossessò di notizie
provate sulla sua omosessualità e la sua casa cinematografica -
la Universal - fu costretta a pagare diecimila dollari di allora
al giornale scandalistico Confidential perché non diffondesse
la notizia e organizzò rapidamente un matrimonio di copertura tra
l'attore e la segretaria del suo agente.
Hudson divorziò dopo soli tre anni e riprese a organizzare nella
sua villa party nei quali gli ospiti d'onore erano ragazzi alti,
biondi e con gli occhi azzurri.
Le sue propensioni sessuali furono, comunque, coperte e taciute
per molti anni, finché l'attore contrasse il virus dell'AIDS, nel
1984.
Lui tenne nascosta la sua malattia anche a Marc Christian, il suo
compagno di allora, continuando a fare con lui sesso non protetto.
Questa scelta gli procurò una causa da parte del suo amante che,
dopo la morte di Hudson, ebbe un risarcimento milionario.
Nel 1985 "Il Giorno" riportò in prima pagina la notizia della malattia
dell'attore commentando. "Un simbolo della virilità che muore
per omosessualità, risponde troppo bene alle attese dello spettatore
maschio, della lettrice donna, dell'americano puritano, dell'europeo
cattolico, per non essere inarrestabile, per non autoriprodursi.
Al puritano e al cattolico dà l'idea di una punizione fatale, quindi
divina..."
Ed ho finalmente capito cosa non accettavo di lui, l'aver consentito
non tanto all'AIDS, quanto al palazzo del potere di scippargli la
vita.
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