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Seconda figlia del maggiore David Birkin e
della cantante Judy Campbell, Jane aprì gli occhi su Londra nel
1946 e crebbe tra gli agi che le consentiva una famiglia benestante
e nota nel jet set della City.
Seguendo le orme della madre, iniziò a diciassette anni la carriera
teatrale avvolta dalla atmosfera eccitante della Swinging London
e presto intraprese la strada del musical debuttando come cantante
in Passion Flower Hotel.
Si dedicò anche al cinema e la grande occasione si presentò quando
interpretò Blow
Up, con la regia di Michelangelo Antonioni.
Scandalizzò in una scena dove appariva a seno nudo, ma da lì la
sua carriera prese il via.
Fallito il suo primo matrimonio, si trasferì in Francia nel '68
e, sul set del film Slogan,
conobbe il cantante-musicista Serge
Gainsbourg.
Nacque dall'incontro un sodalizio artistico e di vita che sfociò
nella scandalosa, per quei tempi, versione di Je
t'aime moi non plus - best seller in Europa - dove la
simulazione di un rapporto sessuale era sottolineata dai gemiti
e dai sospiri sensuali dell'inglesina. La Birkin, adesso, ha ripreso
a calcare la scena teatrale.
La storia di questo personaggio di non altissimo livello artistico
è il pretesto per ricordare un passaggio del libro dove esprimo
il mio "apprezzamento" per le capacità intuitive di certa discografia
italiana .
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