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  SETTEMBRE 2010 - DALLA COLAZIONE ALLA COLLEZIONE: LO SVAGO SANO DELLE SORPRESE DI UN TEMPO
 
di ROBERTO TRAETTA
Gli anni ’80 possono essere considerati il decennio dei gadget per eccellenza. In questo periodo si è assistito al nascere e all’evolversi del loro boom. Le sorprese infatti erano un po’ ovunque: a cominciare dalle edicole, dai tabaccai per finire ai supermercati.
Nelle edicole, tra fumetti e riviste di ogni tipo, ciò che catturava immediatamente l’attenzione era la cosiddetta “Busta sorpresa”. Sin dai primi anni ’80 si vendeva a prezzi invitanti, ma invece delle tanto propagandate novità, si tiravano fuori fregature: pupazzetti anonimi, figurine di vecchie collezioni, soldatini fuori produzione, maschere di carnevale e fumetti datati e illeggibili. Insomma, quanto di più invenduto esistesse in natura ci veniva rifilato. Il successo delle “buste” era dovuto alla grossa aspettativa che si creava prima di aprirle, pari solo alle enormi delusioni che si provavano esaminandone il contenuto. Ricordo che in edicola era necessario palparle tutte prima di scegliere quella più consistente, cercando di intuire che cosa ci fosse dentro. Ma il novanta per cento della sostanza finiva nei mercatini che ogni bambino organizzava sui marciapiedi o sui muretti attorno alle abitazioni. Aprire la busta ed estrarre un oggetto indesiderato significava sperimentare una delusione terribile, che a tratti diventava una frustrazione.
Nei tabaccai invece si andava non per le sigarette, ma in cerca delle sorprese colorate a forma di dado e quelle racchiuse nel cilindrico (tipo quello della carta igienica) avvolto in un incarto color pastello. Questi regalini costavano davvero poco: credo 100 lire, ma davano tanta felicità. Ricordo che il contenuto di entrambe era simile: si trattava di oggetti molto piccoli come soldatini di plastica, palline, caramelle mou al latte, insetti e animali di gomma. Io prediligevo proprio gli animali e decisi di collezionarli, ma non ci riuscii perché trovavo sempre tigri ed elefanti. Lasciai perdere.
I bar erano le mete predilette per l’acquisto delle patatine. Non c’era solo la Sancarlo (che oggi non regala più nulla) ma più aziende concorrenti; quindi c’era l’imbarazzo della scelta. I sacchetti erano allineati sugli espositori mobili in ferro e la scelta della busta giusta diventava un dilemma. All’epoca ogni sacchetto, oltre al cibo, includeva qualcosa di non commestibile. I doni infatti erano davvero tanti e tutti mantenevano nel tempo il sapore di fritto (mentre le patatine sapevano di plastica). Quando si apriva la bustina, l’odore di frittura arrivava quasi nel cervello e i ditini andavano a scavare tra le patate per cercare di afferrare il cellophane con la sorpresa. Tra quelle mitiche ed intramontabili ricordo la manina appiccicosa: era costituita da materiale gommoso ed elastico come la gelatina. Con un gesto a mo’ di frustata si afferravano fogli ed oggetti di piccole dimensioni. Dopo qualche ora di utilizzo, la gelatina si impataccava di polvere e di sassolini, e potevi solo buttarla. E che problema c’era? Tanto si tornava al bar. Oltre alle manine viscide, la Sancarlo sfornava altre diavolerie: per un periodo andavano di moda le pantere rosa in varie posizioni. Erano semplicissimi pupazzetti, lunghi circa sei o sette centimetri, in plastica rosa. Queste statuite si presentavano rigide, quindi non avevano braccia e gambe articolate. Anche le pistoline ad acqua sono state gadget di punta di questi alimenti oliosi e salati: erano piccole e fatte di plastica morbida; per fare fuoriuscire l’acqua bisognava premere sul calcio dell’arma. All’altezza del grilletto, invece, si trovava il foro da cui si inseriva l’acqua e che si richiudeva con un tappino colorato.
Venticinque anni fa i supermercati potevano competere benissimo con i giocattolai. Perché? Perché in ogni prodotto era impossibile non trovare un affarino per accontentare i più piccoli. I gadget negli alimenti sfruttavano l’idea di essere doppiamente utili: la spinta all’acquisto era incentivata dalla loro presenza.
L’azienda leader in fatto di omaggi (che poi pagavamo profumatamente considerando il prezzo dei prodotti) era la Barilla con la sua linea di golosità del Mulino Bianco. Era l’83 quando nelle merendine tutti i bambini cominciano a scoprire deliziose scatoline (tipo quelle dei fiammiferi svedesi) contenenti giochi, cancellini a forma di biscotti, materiale scolastico ecc. Le sorpresine in tutto erano oltre 650. Gommine e giochi creativi riportavano d′attualità la semplicità degli svaghi di una volta. Dall’87 (ahimè), le scatoline sono sparite e le sorpresine sono state inserite in un flow-pack azzurro con nuvolette bianche. Come accade ai collezionisti convinti, la love story con le sorprese è stata segnata da momenti di euforia, di impegno per completare la raccolta e di gioia per aver finalmente agguantato un pezzo che si attendeva da tempo. Ogni bambino, via via che la collezione si sviluppava e i pezzi aumentavano, si è trasformato, come qualsiasi altro collezionista, da iniziale amatore a dilettante informato, sino a diventare un vero e proprio esperto. La collezione del Mulino Bianco ha aiutato una generazione a mantenere vivo quel desiderio, quel brivido quasi magico, di aprire la confezione di merendine, a caccia della sorpresa mancante o che si voleva assolutamente trovare. Ancora oggi, a distanza di quasi tre decenni, su internet una gran quantità di over trentenni continua a scambiare/vendere/comprare gomme del Mulino Bianco.
Altre aziende dolciarie non sono rimaste a guardare il Mulino Bianco che, giorno dopo giorno, raccoglieva successo e consensi. Molte marche note infatti hanno cominciato a competere con la Barilla e talvolta, per diversificarsi, hanno ottenuto soltanto risultati discutibili. Come la Parmalat, che, nei pacchi di merende Mister Day (Cannoli, Ciambelle, Start…), per la gioia dei suoi giovanissimi consumatori ha inserito cancellini a forma di targhe automobilistiche americane e monete da collezione in metallo; oppure i Paciocchi, cioè dei mostriciattoli obesi con grosse code ( in pratica l’imitazione dei più famosi Barbapapà). Targhe anche anche negli semi-sconosciuti Krapfen dell’Alemagna. Insomma… nulla di che rispetto alla generosità della Barilla. Per quanto apprezzabili fossero gli sforzi delle altre aziende di imporsi sul mercato e di conquistare l’affetto delle giovani generazioni, il Mulino Bianco rimarrà insuperabile sul versante gadget.
Rimanendo a curiosare tra gli scaffali del supermercato (degli anni 80 s’intende), vengono in mente altri articoli. Fin dai primi anni del decennio, la colazione dei bambini è stata segnata dall’antagonismo tra Sprint e Nesquik. Lo Sprint (lanciato dalla Plasmon) e il Nesquik (dalla Nestlè) erano scatole contenenti cacao solubile in polvere. Questi prodotti erano talmente simili da dominare equamente il mercato. Per distinguersi, nell’85 lo Sprint si è presentato con una confezione dal tappo rinnovato al cui interno si trovava una sorpresa inerente ai personaggi in voga in quel periodo (Creamy, Masters, Puffi…). Il Nesquik ha risposto alla sfida creando un personaggio ispirato alla confezione rettangolare. Si chiamava Mr Nesquik: “Col sapor del cioccolato rendo il latte prelibato” era lo slogan che pronunciava durante gli spot televisivi.
Giusto per rispolverare un po’ di geografia, nelle buste di caramelle gommose Elah si pescavano le gommine a forma di regioni d’Italia. Era del tutto normale che in quel periodo scoppiassero collezioni con la ricerca spasmodica del pezzo mancante. Nel caso delle Elah, una volta cominciato ad assemblare il puzzle, di certo non si poteva rimanere con l’Italia incompleta. E quindi giù a mangiar caramelle che sembravano fatte di colla. Per fortuna i bambini non avevamo in bocca ponti o capsule, se no sarebbero cedute tutte. Dovevano fare attenzione però gli adulti.
Anche i buonissimi formaggini “Mio”della Locatelli sapevano premiare i loro più assidui consumatori: sì, perché regalavano i Plasteco, ovvero delle figurine fatte di morbida e profumata gomma e rese più soffici da una leggera imbottitura di gomma piuma. Al tatto erano piacevoli e inoltre si attaccavano sulle mattonelle della cucina o sullo sportello del frigo bagnando il retro con acqua o con la saliva. Raffiguravano personaggi di Hanna&Barbera, di Walt Disney. Che dire dei Plasteco: erano simpaticissimi e tutti da collezionare. E’ proprio vero: “Locatelli faceva le cose per bene”.
E gli ovetti di cioccolato? Hanno fatto la storia delle sorprese ( e continuano a farla). La Kinder ha avuto il predominio indiscusso sul mercato e resiste ancora. Negli anni ’80 i regalini erano nella capsula gialla ed erano vari. Dagli anni ’90 sono state raggruppate in famiglie: le miniature in serie dipinte a mano come i coccodrilli, le tartarughe, gli ippopotami, gli gnomi, i babbi natale. Oppure pupazzi smontabili tratti dalle serie animate come i Puffi, Topolino, i supereroi della Comics; sempre per indurre collezioni e per incentivare gli acquisti. Anche le uova di varie sottomarche andavano per la maggiore perché promettevano altre chincaglierie, un po’ più anonime rispetto a quelle della Kinder ma sempre appetibili.
Nonostante la sua notoria freddezza, anche la Findus sapeva accontentare i collezionisti in erba: nelle confezioni di bastoncini di merluzzo e di sofficini si nascondevano dei pupazzi che, per autocompiacimento dell’azienda, raffiguravano il prodotto: si trattava di sofficini umanizzati, con occhi, braccia e gambe. Anche oggi c’è una sorpresa che riguarda questi ghiotti surgelati: il prezzo…
I generi alimentari però non avevano l’esclusiva: nella scatola del dentifricio Benefit (che non è più in commercio) sbucava una gomma per cancellare a forma del tubetto omonimo: identica, spiccicata, carinissima. Con il Lip si rimediavano dei robottini con le sembianze delle lettere dell’alfabeto molto somiglianti ai Transformers. Dinamo3 smerciava le musicassette dei cantautori come Venditti, Baglioni, Battisti…Per non parlare dei fustini cilindrici del Dash o del Dixan: interrati nella polvere bianca “soffocavano” orologi che una volta indossati si fermavano dopo due giorni, portafogli dai colori più strani, radioline e tante altre chincaglierie da quattro soldi. Avvinghiato al flacone dell’ammorbidente Coccolino (e quindi non era una sorpresa vera e propria), la memoria riesuma un simpatico peluche: Coccolino. Chi non ha dormito almeno una volta con questo amichetto peloso, annusando tutta la notte il profumo fresco dell’ammorbidente? Il tenero orsacchiotto ( che - non so perché - mi ha sempre dato l‘idea di un inquietante pupazzo voodoo) è stato riproposto qualche anno fa in occasione dell’anniversario di nascita del detersivo.
Ecco che cosa resterà degli anni ’80: il Coccolino.