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Parole sul cuore: Roberto Traetta
 

Una passeggiata lungo la città, tra ricordi e tanta nostalgia

Durante le mie interminabili passeggiate pomeridiane verso quartieri periferici della città, ad un tratto, svoltando un angolo, senza volerlo mi sono ritrovato sotto la finestra della casa di Nicola, un amico che non vedevo da tanti anni. Era proprio affacciato al balcone ed io, da lontano, l'ho riconosciuto subito. E’ stata una vera sorpresa perché non pensavo fosse andato a vivere in quel quartiere.
Un giorno non so di quale anno, tempo fa, mi disse che era in procinto di cambiare alloggio, ma non mi aveva detto di preciso dove sarebbe andato a vivere, in quale zona della città.
Appena mi sono avvicinato all’edificio, mi ha accolto con un gran bel sorriso sincero e dall 'alto, con un gesto del braccio, mi ha invitato a raggiungerlo su per un caffè.
Fatte due rampe di scale, sono giunto su un pianerottolo dove c’era una porta spalancata. Mi sono fermato sul tappeto e ho colpito col pugno la porta sperando che mi sentisse qualcuno. Quasi subito dal corridoio mi è apparso Nicola. La mia gioia nel vederlo si rifletteva anche sul suo viso, sorridente e luminoso come lo ricordavo. Senza troppi convenevoli e rumori di parole, ci siamo abbracciati come fratelli. Era l’unico gesto per esprimere il nostro stato d’animo.

Lui ha 44 anni (gli anni sono passati anche per lui) e ha 3 figli piuttosto grandicelli. Ai tempi della nostra frequentazione stava per nascere il terzo ed ultimo, mentre i primi due erano bambini.
Ho riscoperto, quindi, persone nuove intorno a lui: i bambini di ieri sono degli adolescenti con abiti alla moda e con fare sfrontato tipico dell’età. Sua moglie, Antonella, è stata una mia insegnante di matematica ai tempi del liceo per pochi mesi. Forse supplente.
Come per tutto il corpo docente, le davo timidamente del “voi” ed è successo precisamente nel 94; suo marito l'ho conosciuto 3 anni dopo, nel 97, quando in una scuola elementare San Francesco di Altamura i genitori di alcuni alunni ebbero l’idea di fondare una compagnia teatrale per mettere in scena la parodia della celebre fiaba di“Cenerentola”. Mi ritrovai in quel contesto in maniera del tutto casuale. I genitori erano alla ricerca di un giovincello che potesse interpretare il principe azzurro. Uno di loro (non ho mai saputo chi) mi aveva visto recitare in altri spettacoli, e pensò che fossi la persona giusta per ricoprire quel ruolo. Non so come, ma riuscii a sapere del progetto ed, entusiasta, entrai nella “compagnia teatrale dei genitori”. Nicola era proprio uno dei componenti. Aveva 33, io invece 21.

Dopo la gratificante parentesi teatrale, la nostra amicizia è proseguita senza incidenti, e nel tempo abbiamo cominciato a condividere altre passioni, come il giornalismo.
All’epoca Nicola scriveva per un giornale locale ed è stato lui, non dico a trasmettermi la passione per lo scrivere, ma a farla risvegliare, credendo in me Un giorno infatti mi propose di redigere un articolo vero e proprio. Lì per lì fui preso dal panico: non sarei stato mai capace, tant’è che declinai la proposta. Ma poco dopo, afferrata con convinzione la penna, mi cimentai. Il risultato del mio impegno fu un manoscritto sgangherato che poi divenne un articolo, il primo della mia vita.
Da allora, pubblicazione dopo pubblicazione, è cominciata la malattia del giornalismo.
Ecco: rivederlo e parlargli mi ha permesso di fare un salto nel tempo di almeno 12 anni. Mi ha permesso di rievocare un mondo della memoria altrimenti irraggiungibile. E le emozioni che si provano quando si viaggia nel tempo sono indescrivibili. E' come un po' sognare.
Ho rivissuto il periodo magico del teatro, dei primi articoli scritti con tanto entusiasmo. La mia storia.

Per anni, uno ha perso le tracce dell'altro e gli incontri si sono sempre più diradati. Sono passate pasque, pasquette e natali senza che ci sia stata una telefonata di auguri, ma è come se non ci fossimo mai allontanati. Come se non avessimo interrotto nulla. Caratterialmente Nicola non è cambiato di una virgola: solare, generoso, saggio e simpatico.
Prima di congedarci, ci siamo fatti una promessa: quella di vederci una volta ogni tanto senza lasciar passare anni. .