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Una passeggiata lungo la città, tra ricordi e tanta nostalgia
Durante le mie interminabili passeggiate pomeridiane verso quartieri
periferici della città, ad un tratto, svoltando un angolo, senza
volerlo mi sono ritrovato sotto la finestra della casa di Nicola,
un amico che non vedevo da tanti anni. Era proprio affacciato al
balcone ed io, da lontano, l'ho riconosciuto subito. E’ stata una
vera sorpresa perché non pensavo fosse andato a vivere in quel quartiere.
Un giorno non so di quale anno, tempo fa, mi disse che era in procinto
di cambiare alloggio, ma non mi aveva detto di preciso dove sarebbe
andato a vivere, in quale zona della città.
Appena mi sono avvicinato all’edificio, mi ha accolto con un gran
bel sorriso sincero e dall 'alto, con un gesto del braccio, mi ha
invitato a raggiungerlo su per un caffè.
Fatte due rampe di scale, sono giunto su un pianerottolo dove c’era
una porta spalancata. Mi sono fermato sul tappeto e ho colpito col
pugno la porta sperando che mi sentisse qualcuno. Quasi subito dal
corridoio mi è apparso Nicola. La mia gioia nel vederlo si rifletteva
anche sul suo viso, sorridente e luminoso come lo ricordavo. Senza
troppi convenevoli e rumori di parole, ci siamo abbracciati come
fratelli. Era l’unico gesto per esprimere il nostro stato d’animo.
Lui ha 44 anni (gli anni sono passati anche per lui) e ha 3 figli
piuttosto grandicelli. Ai tempi della nostra frequentazione stava
per nascere il terzo ed ultimo, mentre i primi due erano bambini.
Ho riscoperto, quindi, persone nuove intorno a lui: i bambini di
ieri sono degli adolescenti con abiti alla moda e con fare sfrontato
tipico dell’età. Sua moglie, Antonella, è stata una mia insegnante
di matematica ai tempi del liceo per pochi mesi. Forse supplente.
Come per tutto il corpo docente, le davo timidamente del “voi” ed
è successo precisamente nel 94; suo marito l'ho conosciuto 3 anni
dopo, nel 97, quando in una scuola elementare San Francesco di Altamura
i genitori di alcuni alunni ebbero l’idea di fondare una compagnia
teatrale per mettere in scena la parodia della celebre fiaba di“Cenerentola”.
Mi ritrovai in quel contesto in maniera del tutto casuale. I genitori
erano alla ricerca di un giovincello che potesse interpretare il
principe azzurro. Uno di loro (non ho mai saputo chi) mi aveva visto
recitare in altri spettacoli, e pensò che fossi la persona giusta
per ricoprire quel ruolo. Non so come, ma riuscii a sapere del progetto
ed, entusiasta, entrai nella “compagnia teatrale dei genitori”.
Nicola era proprio uno dei componenti. Aveva 33, io invece 21.
Dopo la gratificante parentesi teatrale, la nostra amicizia è proseguita
senza incidenti, e nel tempo abbiamo cominciato a condividere altre
passioni, come il giornalismo.
All’epoca Nicola scriveva per un giornale locale ed è stato lui,
non dico a trasmettermi la passione per lo scrivere, ma a farla
risvegliare, credendo in me Un giorno infatti mi propose di redigere
un articolo vero e proprio. Lì per lì fui preso dal panico: non
sarei stato mai capace, tant’è che declinai la proposta. Ma poco
dopo, afferrata con convinzione la penna, mi cimentai. Il risultato
del mio impegno fu un manoscritto sgangherato che poi divenne un
articolo, il primo della mia vita.
Da allora, pubblicazione dopo pubblicazione, è cominciata la malattia
del giornalismo.
Ecco: rivederlo e parlargli mi ha permesso di fare un salto nel
tempo di almeno 12 anni. Mi ha permesso di rievocare un mondo della
memoria altrimenti irraggiungibile. E le emozioni che si provano
quando si viaggia nel tempo sono indescrivibili. E' come un po'
sognare.
Ho rivissuto il periodo magico del teatro, dei primi articoli scritti
con tanto entusiasmo. La mia storia.
Per anni, uno ha perso le tracce dell'altro e gli incontri si sono
sempre più diradati. Sono passate pasque, pasquette e natali senza
che ci sia stata una telefonata di auguri, ma è come se non ci fossimo
mai allontanati. Come se non avessimo interrotto nulla. Caratterialmente
Nicola non è cambiato di una virgola: solare, generoso, saggio e
simpatico.
Prima di congedarci, ci siamo fatti una promessa: quella di vederci
una volta ogni tanto senza lasciar passare anni. .
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