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RITRATTO SATIRICO

Chi è esattamente Roberto?
Conosciamolo meglio…
Nasce il 16 marzo di un anno decisivo per le golosità di tutti i bambini: è il 1976, anno di nascita del Mulino Bianco.
Cresciuto su quindi a latte e frollini Pandistelle, Roberto, appena adolescente, scopre penna e calamaio nei lunghi pomeriggi invernali, quando comincia ad inviare decine e decine di lettere all’angolo della posta di Bim Bum Bam.
Ormai maggiorenne, la passione per la scrittura diviene una cosa seria: fonda giornali, li dirige, poi inspiegabilmente li affonda. E’ un amore tormentato, ma un punto fermo.
Negli anni la sua fama di scrittore cresce perché ha talento da vendere. E di pari passo cresce anche la fame perché nessun editore lo paga.
Ad Altamura, i suoi nemici si moltiplicano e subito arrivano le prime grane. Dalle pagine di giornali locali fa satira e va giù pesante; dagli schermi della TV locale mette alla berlina politici potenti e colleghi permalosi. Punzecchia tutto e tutti, e nessuno lo perdona. In breve tempo diviene il giornalista più odiato delle Murge, tant’è che non lo prendono più nemmeno a dirigere giornalini scolastici. Proprio in questa fase della sua vita rischia il linciaggio.
Nel bene e nel male, Roberto rimane un genio incompreso… ehm… forse è solo incompreso. Forse bisognerebbe prenderlo. Certo, tutti lo prenderebbero… ma a padellate.
Tuttavia dimostra di avere delle qualità nascoste, anche se sono nascoste molto bene.
Roberto è un personaggio particolare, è uno che fa parlare di sé, a cominciare dai suoi gusti musicali: delira letteralmente per Marco Masini, infatti possiede tutta la sua discografia e ne va fiero.
I suoi pezzi preferiti sono “La voglia di morire”, “Disperato”, “Perché lo fai”, “Malinconoia”.
Per sembrare meno trash, qualcuno gli ha consigliato di spacciarsi anche per un fan accanito di Battiato e di Bruce Springsteen.
Sempre in tema di canzoni, ogni tanto riaffiora il desiderio di andare a rispolverare gli LP di Cristina d'Avena, sua vecchia fiamma musicale. Ma poi gli passa… Ma non è finita qua: appassionato di tutto ciò che è retrò, pare sia in odore di contratto con una casa editrice per la stesura di un saggio proprio incentrato sulla televisione e la musica dei mitici anni ’80.
Di quel periodo adora soprattutto le serie animate giapponesi come Mazinga, Ape Maia, Candy, Remì, delle quali ama cantare (sotto la doccia e quando in casa non c’è nessuno) le omonime sigle.
Tra i suoi hobby c’è il collezionismo: pare che Roberto conservi i primi gadget del mulino bianco che di tanto in tanto compra-vende-scambia con internet-nauti su ebay. Colleziona anche vinili in formato 45 giri e qualsiasi cosa che provenga dal decennio 1980-89, addirittura gli adesivi dei formaggini Mio.
Nonostante da bambino volesse fare l’attore di soap-opera stile Ridge di Beautiful, attualmente lavora come telefonista del 119 Tim.
Ultima frase famosa: “Le due cose che uso di più? Cervello e penna”. Ma non ci crede nessuno…