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IL CAMMINO
Crescere,
cambiare,
camminare
lungo sentieri sconosciuti.
Lì tra volti, cose,
emozioni e sensazioni
sempre nuove.
Vagare tra i pensieri più cupi
E poi
di colpo
tra le gioie più accese.
Poi…
ritornare in un tunnel
buio,
senza uscita.
Un continuo ribaltarsi
di situazioni,
progetti,
percorsi.
Come un pendolo
che oscilla
tra il bene e il male,
il giusto e il sbagliato
ecco la vita.
La vita che passa,
che incede lenta,
altezzosa,
col suo sguardo fisso,
duro e sicuro.
La guardo passare.
Dove va vai?
Cosa porti con te?
Cosa mi lasci?
Un immenso campo
con un solo grande albero.
MIRAGGIO
Ho visto una luce,
una speranza
si è rivelata,
ma subito dopo
è scappata.
Era calda,
profonda,
tanto forte
che confonde.
Gioia immensa
che rattrista.
In un attimo intenso,
tutto condensato
in un attimo.
Ecco la felicità.
EVANESCENZE
Perso tra gli anfratti
del dolore,
cercare un abbaglio,
l’ennesimo abbaglio, sapere che sparirà
ma aggrapparsi
e continuare
a respirare.
ANDARE OLTRE
La noia,
la solitudine
e la tristezza avanzano
lungo il tracciato dei pensieri,
delle emozioni.
D’improvviso
sentire una spinta,
un richiamo,
un canto ammaliante
che rapisce i sensi.
Seguire qualcosa,
qualcosa di ineffabile.
Voglia di fare,
agire,
creare.
Ma cosa?
Voglia di andare,
di uscire.
Voglia infinita
e indefinita.
Le pareti
occludono la vista,
il corpo ti stringe,
il respiro ti soffoca.
Che fare?
Restar fermo,
stabile nella tua vita.
Scrivere!
Liberare così tutto il tuo mondo.
SOLA CON LA MIA FORZA
Fiumi di lacrime
gettate nel buio.
Mari di preghiere
fatte a chissà quale Dio.
E' il dolore di chi
ha il coraggio di affrontarlo.
Il dolore che conosce solo
il mio letto,
unico rifugio sicuro,
caldo,
comprensivo
e discreto.
Ascoltava in silenzio
i miei singhiozzi,
mi stringeva
nel suo morbido abbraccio.
Non bastava.
La forza era in me,
dovevo trovarla,
non lasciarla scappare
mai più.
DISTANZA
Una ferita,
si chiude ad ogni arrivo,
si riapre ad ogni partenza.
Brucia,
corrode l’anima,
non lascia speranza.
Non rimane che una scelta:
sopirla con un’ultima partenza.
Senza più ritorno.
ATTIMI 159
Noi due,
schivando gli sguardi,
stretti in un tenero abbraccio.
Il mio cuore di cristallo
protetto dal tuo rassicurante calore.
Il tuo sorriso
a volte intimidito,
forse, dai miei sguardi.
Non allontanarti
e stringimi.
Nessuno ci guarda
rubiamo al tempo
attimi solo per noi.
Un bacio
così dolce, intenso e
rispettoso.
Un altro
sempre più caldo
e poi…
è tardi vado via.
Partirò
ma presto ritornerò.
Tu che ormai ti insinui
continuamente
tra i miei pensieri.
Ti ho perso?
Ti cerco senza trovarti.
Chi sei infondo non lo so.
Tutto tra noi
si è fermato a quei baci
. Baci che non scorderò
per la loro tenerezza così dolce.
Un giorno forse ti rivedrò
e chissà..!
Ma sento che le nostre vite
si sono incrociate per pochi intensi attimi
che non torneranno più.
Non so chi sei,
non so che fai
ma so che con te mi sentivo serena,
tranquilla, protetta
e sicura.
Un brivido mi ricorda le tue
dolci carezze.
Non le avrò più.
Forse in te ho visto un altro.
Io piccola e fragile
tu che l’hai saputo capire.
Nei tuoi gesti sentivo l’affetto
di chi sa rassicurare
e coccolare con amorevole cura.
Mi hai dato attimi infiniti
che, seppur lontani,
saranno eterni nel mio cuore.
LA MUSICA: UN’ ARTE CHE PROVIENE DAL PROFONDO
“La musica, come la sapienza di Dio, unisce le cose del cielo e
della terra” è la frase di un famoso musicista italiano, scritta
in uno dei suoi ultimi cd; è sicuramente una frase
impegnativa che esprime a pieno la sua idea di musica: la associa
ad una realtà più soprannaturale che umana, un’arte che ha in se
una capacità innata di trasmettere agli uomini qualcosa di divino.
Credo che ad ognuno di noi sia capitato, ascoltando una canzone,
di rallegrarci o commuoverci; il fatto stesso di ballare e divertirsi
con una musica significa che quella melodia ci comunica qualcosa,
ci trasmette gioia.
La musica, infatti, ha la straordinaria capacità di rallegrare,
commuovere, entusiasmare, trasmettere le più svariate sensazioni
attraverso dei suoni; è per questo che, tra tutte le arti, è sicuramente
quella più indefinita, svincolata da ogni significato logico e razionale,
dotata di misteriose facoltà suggestive capaci di agire sulle zone
più oscure della psiche umana.
Per millenni i filosofi si sono interrogarti sulla natura della
musica e
sul suo rapporto con gli orizzonti della conoscenza razionale.
Nel corso dei secoli essa è stata strumento etico-educativo e
mezzo per il raggiungimento di un piacere puro, rappresentazione
simbolica di un ordine divino, espressione dei sentimenti umani.
Oggi è divenuta oggetto di mercato, come d’altronde ogni cosa nella
realtà moderna,
non è più solo melodia e parole ma è associata anche ad immagini
attraverso video musicali che ormai tutti i cantanti fanno. Molti
di questi sono creati solo per attirare
l’attenzione del pubblico e seguono delle tecniche particolari per
conquistarlo.
Credo che questa non sia vera musica ma solo un’ economia basata
su tecniche di marketing per riuscire a vendere più cd possibili.
Certo oggi non si può fare a meno del mercato, un musicista se aspira
al successo e vuole che la sua musica sia ascoltata ed apprezzata
da un vasto pubblico, deve inevitabilmente rivolgersi ad una casa
discografica, fare tanta pubblicità, video e tutto ciò che questo
mondo oggi impone. Ciò non significa, però, che tutta la musica
stia diventando solo un grande mercato dove l’unico scopo è il guadagno.
Musicisti che credono ancora nella musica come arte, esistono ancora,
per fortuna, si adattano alle condizioni del moderno mondo musicale
ma continuano a seguire i loro ideali: fanno musica per il piacere
che ne provano, amano quest’arte, sono musicisti che, attraverso
le loro produzioni, vogliono trasmettere veramente qualcosa, lanciare
un messaggio al loro pubblico ed entrare in comunicazione con esso.
Sì perché, le capacità più straordinarie della musica sono anche
queste: comunicazione, circolazione di idee, confronto.
Perciò ragazzi, quando ascoltate una canzone, non fatelo solo perché
è il pezzo più gettonato del momento, il tormentone che dura una
sola estate per poi scomparire ma fatelo perché vi comunica qualcosa
che condividete, perché quando l’ascoltate vi fa stare bene, insomma
partecipate alla musica, non state lì a sentirla passivamente solo
perché lo fanno tutti. Ascoltare veramente la musica vuol dire sentirla
battere dentro e da quel battito provare forti emozioni.
“LA FAME DI POESIA E’ UNA COSA NATURALE”
LA CANZONE: POESIA MODERNA?
Spesso si sente dire che la poesia è un genere letterario ormai
tramontato, che i giovani non la amano più e non riescono a percepire
nessun emozione da un componimento poetico.
La poesia, effettivamente, continua a vivere solo tra i banchi di
scuola attraverso le lezioni dei professori giudicate noiose dai
loro alunni. Pochi, o meglio, rarissimi sono i giovani che si accostano
alla poesia in maniera positiva e ancora più rari sono gli scrittori
che si cimentano in questo genere. Ma c’è qualcuno che sostiene:
“la fame di poesia è una cosa naturale” tanto che “privato di ogni
piacere poetico, l’uomo morirebbe,
proprio come se privato del mangiare”(L. Renzi). Credo che ”la fame”
poetica sia universale ma si soddisfi in modi e tempi diversi. Perciò,
noi contemporanei, in un mondo a digiuno di poesia, come soddisfiamo
questo bisogno? E’ risaputo che tanto i giovani,
quanto gli adulti affollano i concerti, comprano migliaia di cd,
conoscono a memoria i testi delle canzoni dei loro cantautori preferiti,
addirittura molti di loro amano studiare, leggere e passeggiare
ascoltando musica. “Oggi viviamo in un acquario sonoro”, la musica
è parte integrante della nostra vita, ci giunge da ogni parte e
accompagna le nostre giornate. La nostra “fame” di poesia allora
potrebbe essere soddisfatta dalla musica?
E la canzone può essere considerata una forma di poesia? Su questo
interrogativo i dibattiti sono tuttora aperti: molti sono del tutto
contrari ad assimilare “la canzonetta” alla poesia, altri
invece sono più aperti e ritengono che le due forme possano avere
qualcosa in comune.
I due generi, infatti, sono indubbiamente differenti ma d’altra
parte hanno anche molte caratteristiche simili. Non dimentichiamo
che la poesia, alle origini, era accompagnata dal suono della lira;
i versi poetici per eccellenza, quali quelli dell’Iliade e dell’Odissea,
erano musicati e cantati. La canzone e la poesia, inoltre, utilizzano
gli stessi effetti fonici (assonanza, allitterazioni) e le stesse
figure retoriche, ma mentre la canzone adatta il testo alla musica
e ha un linguaggio semplice e lineare, nella poesia la scelta di
parole,
immagini e temi non è subordinata ad un componimento musicale e
costretta dentro i suoi limiti, ma è completamente autonoma e garantisce
la sua musicalità attraverso la versificazione.
Infine la poesia, al contrario della canzone, non esprime un messaggio
univoco, ma trasmette qualcosa che va al di là delle semplice significato
delle parole, qualcosa di più profondo.
Certo anche il testo di una canzone di un certo livello artistico,
isolato dal componimento musicale, appare semplice, ripetitivo ma
non per questo ha un valore artistico inferiore a quello della poesia;
la canzone non può essere isolata dalla musica, è solo attraverso
di essa che riesce a comunicare profonde sensazioni. Sicuramente
la canzone e la poesia sono due generi artistici diversi, da analizzare
separatamente per non togliere niente
a nessuno dai due: costringere la canzone nei canoni di una poesia
significherebbe eluderne il componimento musicale così come costringere
la poesia nei caratteri della canzone
significherebbe privarla di quel alto livello letterario che gli
è proprio.
Premesso questo credo che nella realtà di oggi, in cui la poesia
non è più considerata come un tempo, la canzone abbia preso il suo
posto. Oggi, infatti, il sentimento poetico riesce
a sopravvivere, in qualche modo, solo attraverso i testi di alcune
canzoni.
Ma la canzone, oltre a rispondere ad un bisogno poetico, è molto
spesso, l’unico nostro approccio ad una forma di produzione artistico-letteraria,
nella quale ci immedesimiamo,
riusciamo a riconoscere noi stessi e i nostri stessi problemi, le
nostre insofferenze e i nostri sogni. Una ragione a tutto ciò si
può trovare nel fatto che la canzone, attraverso la combinazione
perfetta di parole e musica, può comunicare qualcosa che le semplici
parole non possono dire, entrare nel nostro animo e comunicare con
la parte più profonda del nostro io,
un po’ come la poesia.
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