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SOGNO DI UNA NOTTE
E notte fonda. Il paesaggio dolce e lento che si stende a nord-est
tace. Nell’immensa vallata tra muri di montagne, resiste una luce
che smorza l’oscurità in una notte blu di dicembre.
Quella luce proviene dall’unico bar di quella via silenziosa, dove
Roger, cameriere, è in procinto di andar via, dopo una dura giornata
di lavoro.
Ad un tratto, uno strano tintinnio proveniente dall’esterno infrange
il silenzio e alle spalle di Roger si spalanca la porta del suo
locale…
D: “Buona sera. Ho visto acceso e ho pensato di entrare…”
Roger ha un sussulto, si gira di scatto, puntando gli occhi verso
l’inaspettato ospite notturno.
R: “Buona sera” – risponde lui sbrigativamente come distolto dal
sonno.
R:“Prego si accomodi pure”.
D: “Che freddo! Gradirei una cioccolata calda” – esclama la donna,
dirigendosi verso
un tavolino sparecchiato e lucidato, piuttosto distante dal bancone.
R: “Subito” – risponde Roger scaraventando un tovagliolo sul ripiano
al di sotto della fila
dei liquori e avvicinandosi verso la caffettiera ancora fumante.
“Tra 2 minuti sarà pronta
la sua cioccolata…”
D: “Grazie” – fa la donna, confinata nella penombra del bar, mentre
si appresta ad occupare
una sedia, di spalle a Roger.
Il cameriere si interroga confusamente. La osserva , la scruta mentre
la donna si sfila dei guanti neri in pelle. Ha un fare elegante.
Secondo dopo secondo, in quell’attesa, Roger è
inebriato da uno strano aroma d’altri tempi. Nella mente accoglie
ricordi sbiaditi, sensazioni, frammenti di vita remota. Quella presenza
incantevole ha riportato Roger in un’altra dimensione.
Intanto la bevanda rumoreggia nel suo bollente contenitore. Roger
la versa nella tazza e si dirige con un vassoio verso questa leggiadra
figura. A due passi dalla sagoma esile ma al
tempo stesso regale, Roger è preso da un turbamento sottile. Si
ferma, barcolla un po’.
La chioma nera che scivola e si perde su un busto composto ed elegante,
immerge Roger in strane ambientazioni che provengono da luoghi imprecisati,
da luoghi forse vissuti, forse solo sognati…
R: “Ecco a lei” – detto a mezza voce, mentre l ‘atmosfera si colora
di magiche reminiscenze e di un intenso odore di ciclamino che sbuffa
dal soffice cappotto di pelliccia.
D: “Grazie” – risponde lei. Gli occhi pittati si dilatano in teneri
sguardi di comprensione e la linea di rossetto si schiude in un
sorriso generoso.
Roger trattiene il respiro, appoggia con cura la tazzina sul tavolo
e col cuore trepidante la osserva discretamente cercando di rubarle
ogni particolare del suo corpo. Particolare che possa render tutto
più nitido.
Sempre più incantato da quella presenza silenziosa, educata, il
cameriere segue con lo sguardo il tratto di quei lineamenti gentili
che forse raccontano un passato di piacevolezze. E’ immobile
ma ha paura che lei gli possa chiedere qualcosa. Ma si fa coraggio…
R: “Spero le piaccia” – rompendo il silenzio assordante di quei
frangenti.
D: “Sì, è davvero buona…”– E sorseggia mentre la bevanda le colora
delicatamente le labbra.
Roger continua, nervoso, a ronzarle intorno. Si sofferma sui particolari,
poi la abbandona ma
subito la riprende…
R: “Sa che lei ha un viso familiare…è di questa zona?” – mentre
finge di sistemare le sedie
senza seguire un ordine preciso.
D: “No” – risponde decisa l’ospite soffiando sul fumo acre della
cioccolata e stringendo le
labbra a uovo. E ribatte: “Ma che buona! Complimenti…”
R: “Davvero ? Grazie! Piace anche a me la cioccolata… “ - detto
tra il compiaciuto e l’imbarazzo.
D: “Lo so… Roger…lo so che piace anche a te.”
A quella risposta Roger sente un vento gelido attraversargli il
cuore. Sente freddo, poi il fuoco che arde sulla pelle. Le immagini
in bianco e nero assorbono colori intensi.
Le tinte incerte di una vecchia foto impolverata rivivono e si impreziosiscono
nelle atmosfere candide di un ricordo presente e ingombrante. Odori,
colori, voci si fanno più vicini.
Roger respira sempre più affannosamente ed è invaso, quasi schiacciato
da un volto che si fa sempre più grande. Un tenero sorriso che lo
fagocita fino a spegnergli i sensi …
e poi urla disperatamente in bilico tra dolore e delizia. Si sveglia
di soprassalto e ascolta l’eco del suo urlo che rimbalza tra i tavoli
di un locale vuoto.
Si guarda attorno in preda al panico, stropicciandosi gli occhi
intorpiditi. La luce fioca al neon lo infastidisce. Ma è solo. Si
avvicina alla finestra sbadigliando e passandosi le mani nei capelli,
ma sente solo il rumore del vento che fruga tra le cime degli
grandi abeti innevati. L’orologio segna le 2 e 23. Sicuramente è
ora di chiudere.
Nel tepore di penombra invernale, sotto il chiarore di una finestra
illuminata, chissà perché una tazzina in fine porcellana bianca
fuma ancora…
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