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Speranze: Roberto Traetta
 

Ecco la nuova voce dei cartoni animati: Antonio Divincenzo
“Adesso canto sigle TV.
Ma sogno di fare un album di musica pop...”


Studio, tanta gavetta e collaborazioni illustri per la carriera musicale di un giovane talentuoso del sud.

Antonio Divincenzo, classe 84, è un giovane cantante lucano, non ancora conosciutissimo al grande pubblico. Precisamente è di Policoro, ma vive a Milano dove ha portato con sé l'amore per il funk, il soul e il rock. Antonio è un artista eclettico dotato di una voce particolare, un timbro gradevole che spicca per originalità. Anche se lo hanno accostato a Seth Lakeman, la sua vocalità è personale. Pur essendo molto giovane, ha alle spalle musical, studi al conservatorio di Matera, partecipazioni come corista in spettacoli di artisti come Vallesi, Morandi, Paolo Belli. Però la sua carriera è compresa tra due eventi importanti: a 17 anni è tra i finalisti alla “Festa degli sconosciuti”, il celebre festival canoro di Rita Pavone e Teddy Reno; e nel 2005 supera un casting musicale per Mediaset che gli permette di fare da corista a due brani interpretati da Cristina D'avena: “Dolce Piccola Remì” che è la sigla dell'omonimo cartone in onda su Italia1, e “Alessia”, un brano contenuto nel CD monografico di “Mirmo”, un altro celebre cartone Mediaset. Grazie a questa esperienza qualcuno si accorge che la sua voce è adatta per interpretare non semplici canzoni pop, ma sigle televisive per bambini, che richiedono interpreti ad hoc e voci con sfumature particolari. Così nel 2007 canta la bellissima e orecchiabile “One piece - tutti all'arrembaggio” in coppia con Cristina D'avena. Il brano diventerà la sigla del cartone animato e sarà inserito nel CD “Cristina D'avena e i tuoi amici 21, uscito nel 2008.

Antonio, sei entrato nella mitica collana di Cd “Cristina D'avena e i tuoi amici in TV”. Io sono cresciuto con i cartoni animati e soprattutto con le sigle: ma prima di diventare un cantante di sigle riuscivi ad apprezzarle come fruitore di musica? Le ascoltavi con piacere o non ti interessavano?
Ad essere sinceri tutto quello che ascoltavo era per caso dalla tv, guardando i cartoni che mi piacevano, come Batman, Mila & Shiro, Lupin, etc. Ma non mi risulta che abbia mai chiesto ai miei come regalo per Natale un “Fivelandia”:-)

Qual è il cartone della tua infanzia a cui sei più legato? E adesso che sei adulto, ce n'è qualcuno che ti interessa tra quelli trasmessi dalla tv?
Ricordo di aver letteralmente rovinato, a furia di guardarle, le videocassette di Cip & Ciop, Bianca & Bernie e Pinocchio della Disney. Le serie le guardavo nel pomeriggio, ma non mi viene in mente nessun cartone per il quale stravedessi; mi piacevano ma non li amavo: figurati ora che ho quasi 25 anni!

Ai miei tempi c'era la tv dei ragazzi; ma perché oggi i palinsesti televisivi non dedicano molto spazio ai più piccoli?
Play Station, Nintendo, Internet … bisogna prendersela con tutti questi attrezzucci hi-tech e non con i palinsesti. Chi gestisce le programmazioni si comporta solo di conseguenza: non credo sia nel loro interesse non programmare qualcosa che porti soldi, se non lo fanno è perché sono ben consapevoli che i bambini nati negli anni 90 sono diversi da quelli nati dagli ’80 in giù: noi (io sono dell’84) siamo stati, credo, gli ultimi ad essere stati davvero, meravigliosamente, bambini. Le uniche musiche che avevamo erano le sigle, i cd costavano ancora tanto e soprattutto non avevamo una grande cultura pop, perché non c’era MTV e di certo non ascoltavamo le radio! Oggi invece un ragazzino va già di birra e Chemical Brothers scaricati da Internet (… e non da I-tunes, tra l’altro!).

Nella tua biografia spuntano grossi nomi della musica leggera italiana: nei tuoi progetti ci sono ancora sigle, o pensi di dedicarti alla musica...diciamo così... per i grandi?
Mi piace molto far sigle, ma amo tanto il funk, il soul, il pop e il rock. Spero con tutto me stesso che un giorno possa uscire un mio album, come dici tu, per “grandi”.

Che pensi del Festival di Sanremo? Ti piacerebbe partecipare?

Il palco dell’Ariston è uno degli obiettivi a cui tengo di più: un giorno mi ci vedrete, promesso.

Raggiungere il successo e la popolarità quanto ti è costato in termini di sacrifici?
Ma quale successo e quale popolarità?? Mi sembra un po’ eccessivo, Cristina rappresenta l’unico vero esempio di popolarità e successo in questa fetta del panorama musicale italiano. Neppure lo stesso Vanni, che fa sigle da più di dieci anni, è riuscito a raggiungere la popolarità della D’Avena; quindi figuratevi io che ho cantato soltanto 6 sigle. Parlando di sacrifici … bè, ce ne sono stati un po’, in primis il trasferimento a Milano e poi conciliare con gli impegni musicali l’università e il lavoro da insegnante di inglese, dal quale per ora non posso separarmi. Ma la passione è la spinta più efficace che un essere umano possa avere; basta guardare fisso verso l’orizzonte, senza preoccuparsi del fango, breccia e ostacoli vari in cui inciampi quotidianamente.

Adesso vivi a Milano. Che rapporto hai con il tuo paese d'origine?Ogni tanto scendi in Basilicata?
Poco, ma non perché non mi senta legato alla mia città natale, Policoro, ma semplicemente per questioni di tempo.


Cartone cult anni 80.
Arriva Bem, nemico del mal...


Quando il genere horror irrompe anche nel mondo dell'infanzia.

“Bem, il mostro umano” è il titolo del primo cartone horror ad essere realizzato. La serie animata, scritta dal nipponico Morikawa e creata dalla Daichi Doga nel 1968, è composta di 26 episodi. La prima apparizione sui nostri teleschermi risale al gennaio del 1982 su Rete4.
Il plot narrativo è abbastanza semplice: durante il loro peregrinare, Bem, Bera e Bero, i protagonisti della serie, vengono coinvolti in una situazione drammatica di sopraffazione nei confronti degli uomini, per mano di esseri malefici. I tre metteranno in grave pericolo la loro vita pur di far trionfare il bene. Una volta risolto il caso, i tre riprenderanno il loro cammino.
Bem, Bera e Bero si presentano come un nucleo familiare dall'aspetto umanoide. Secondo il loro desiderio però si trasformano in esseri terrificanti dotati di una forza erculea che gli consente di sconfiggere chiunque intralci il corso della giustizia.
Bem è il classico eroe dall'aspetto mostruoso ma dall'animo puro, sempre pronto a difendere i più deboli. Oltre ad essere saggio e riflessivo, Bem ha un atteggiamento paterno all'interno del gruppo. I suoi occhi non hanno pupille, indossa pantaloni grigi e giacca scura, e in testa porta un cappello. Non si separa mai dal suo bastone che diventa un'arma di difesa.
Bera è la donna del terzetto. Nei suoi tratti si possono rintracciare i cliché della rappresentazione vampiresca: è pallida in volto, dalle labbra fuoriescono canini aguzzi e indossa un mantello. Al polso ha un bracciale che all'occorrenza diventa una frusta.
Infine c'è Bero, il più piccolo del gruppo. Come tutti i bambini che incontra nel corso della vicenda (e con cui fa amicizia), è curioso, generoso e buono. Con i capelli blu e un abito strano di colore rosso, Bero sarà il protagonista della maggior parte delle puntate. Le caratteristiche che accomunano i personaggi sono le orecchie a punta e le mani a tre dita.
“Bem, il mostro umano” è un horror dal sapore lovecraftiano capace di proiettare lo spettatore in un'atmosfera cupa e lugubre. Il cartone è ricco di immagini truculente al limite dello splatter. In ogni episodio si accavallano corvi, pipistrelli, combattimenti al chiaro di luna, urla strazianti, teschi e ossa umane, apparizioni spaventose e lamenti agghiaccianti. I luoghi in cui maturano le vicende sono ambienti tradizionalmente spettrali come cimiteri, case infestate, musei inquietanti, chiese sconsacrate e pozzi maledetti. A rendere ancora più angoscioso il cartone è la colonna sonora affidata prevalentemente al jazz, che amplifica il clima di tristezza e di paura in ogni puntata. Anche i titoli degli episodi non promettono nulla di buono. Eccone alcuni tra i più raccapriccianti: La cacciatrice di occhi, “Il villaggio dei dannati”, La grotta dei senz'anima”. Titoli che spaventavano e incuriosivano al tempo stesso.
Se lo svolgimento della trama è apparentemente semplice, non può dirsi lo stesso del contenuto. Il cartone infatti ha in sé molti elementi che lo rendono unico. L'autore, attraverso una storia di fantasia, ci parla del tema dell'emarginazione. I tre protagonisti desiderano diventare esseri umani, ma vengono rifiutati dagli uomini che vedono in loro solo il diverso, quindi il mostruoso. Il cartone non è altro che la metafora della condizione dei diversi nella nostra società, una società che è capace di giudicare solo con gli occhi. Il male in realtà abita nell'uomo che, accecato dal razzismo, può essere più spregevole dei vampiri, delle streghe, degli spettri e dei demoni che Bem combatte puntata per puntata. Il più terribile dei mostri sarà proprio l'uomo.
C'è da dire che la caratterizzazione dei personaggi è molto curata: dalla prima all'ultima puntata, si assiste alla loro maturazione psicologica. Soprattutto in Bera è evidente questo cambiamento; se inizialmente è ferma nel rifiuto degli esseri umani per la loro natura egoista e per l'ingratitudine che dimostrano, con l'evolversi dela storia il suo carattere intransigente si ammorbidirà sempre più. Tutte le puntate sono introdotte da una sigla: a cantarla è il già noto Nico Fidenco che, con la sua voce profonda, riesce ad enfatizzare un testo di per sé crudo e violento. Ecco una strofa:”Arriva Bem nemico del mal /che in bocca tien mille pugnal Solo tre dita / due occhi di ghiaccio, sessanta vipere sopra ogni braccio / dell'assassino lui fa un macello / lo pesta a sangue con un randello...” Negli anni 2000 sono stati commercializzati DVD della prima serie, ma con una nuova titolazione; e con un nuovo doppiaggio che migliaia di fan non hanno apprezzato fino in fondo. Non si può dimenticare infatti la forza interpretativa della “prima“ voce di Bera, un timbro forte e spiegato che connota bene il personaggio, dandogli spessore e credibilità. Come rimarranno uniche e inimitabili la voce cupa di Bem e quella nasale di Bero.
Di recente oltre ad essere stato realizzato un remake della serie originale, la Dynamic ha stampato in DVD due episodi pilota di una nuovissima serie: “L'olmo che chiama il sangue” e “Il mostro della città innevata” che sfoggiano un character design moderno e ambientazioni meno malinconiche rispetto all'originale. Anche se datata e spigolosa nella grafica, quella del 68 rimane la mia preferita: piena di fascino e ricca di atmosfera. Che paura però...



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