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Ecco la nuova voce dei cartoni animati: Antonio Divincenzo
“Adesso canto sigle TV.
Ma sogno di fare un album di musica pop...”
Studio, tanta gavetta e collaborazioni illustri per la carriera
musicale di un giovane talentuoso del sud.
Antonio Divincenzo, classe 84, è un giovane cantante lucano, non
ancora conosciutissimo al grande pubblico. Precisamente è di Policoro,
ma vive a Milano dove ha portato con sé l'amore per il funk, il
soul e il rock. Antonio è un artista eclettico dotato di una voce
particolare, un timbro gradevole che spicca per originalità. Anche
se lo hanno accostato a Seth Lakeman, la sua vocalità è personale.
Pur essendo molto giovane, ha alle spalle musical, studi al conservatorio
di Matera, partecipazioni come corista in spettacoli di artisti
come Vallesi, Morandi, Paolo Belli. Però la sua carriera è compresa
tra due eventi importanti: a 17 anni è tra i finalisti alla “Festa
degli sconosciuti”, il celebre festival canoro di Rita Pavone e
Teddy Reno; e nel 2005 supera un casting musicale per Mediaset che
gli permette di fare da corista a due brani interpretati da Cristina
D'avena: “Dolce Piccola Remì” che è la sigla dell'omonimo cartone
in onda su Italia1, e “Alessia”, un brano contenuto nel CD monografico
di “Mirmo”, un altro celebre cartone Mediaset. Grazie a questa esperienza
qualcuno si accorge che la sua voce è adatta per interpretare non
semplici canzoni pop, ma sigle televisive per bambini, che richiedono
interpreti ad hoc e voci con sfumature particolari. Così nel 2007
canta la bellissima e orecchiabile “One piece - tutti all'arrembaggio”
in coppia con Cristina D'avena. Il brano diventerà la sigla del
cartone animato e sarà inserito nel CD “Cristina D'avena e i tuoi
amici 21, uscito nel 2008.
Antonio, sei entrato nella mitica collana di Cd “Cristina D'avena
e i tuoi amici in TV”. Io sono cresciuto con i cartoni animati e
soprattutto con le sigle: ma prima di diventare un cantante di sigle
riuscivi ad apprezzarle come fruitore di musica? Le ascoltavi con
piacere o non ti interessavano?
Ad essere sinceri tutto quello che ascoltavo era per caso dalla
tv, guardando i cartoni che mi piacevano, come Batman, Mila & Shiro,
Lupin, etc. Ma non mi risulta che abbia mai chiesto ai miei come
regalo per Natale un “Fivelandia”:-)
Qual è il cartone della tua infanzia a cui sei più legato? E
adesso che sei adulto, ce n'è qualcuno che ti interessa tra quelli
trasmessi dalla tv?
Ricordo di aver letteralmente rovinato, a furia di guardarle, le
videocassette di Cip & Ciop, Bianca & Bernie e Pinocchio della Disney.
Le serie le guardavo nel pomeriggio, ma non mi viene in mente nessun
cartone per il quale stravedessi; mi piacevano ma non li amavo:
figurati ora che ho quasi 25 anni!
Ai miei tempi c'era la tv dei ragazzi; ma perché oggi i palinsesti
televisivi non dedicano molto spazio ai più piccoli?
Play Station, Nintendo, Internet … bisogna prendersela con tutti
questi attrezzucci hi-tech e non con i palinsesti. Chi gestisce
le programmazioni si comporta solo di conseguenza: non credo sia
nel loro interesse non programmare qualcosa che porti soldi, se
non lo fanno è perché sono ben consapevoli che i bambini nati negli
anni 90 sono diversi da quelli nati dagli ’80 in giù: noi (io sono
dell’84) siamo stati, credo, gli ultimi ad essere stati davvero,
meravigliosamente, bambini. Le uniche musiche che avevamo erano
le sigle, i cd costavano ancora tanto e soprattutto non avevamo
una grande cultura pop, perché non c’era MTV e di certo non ascoltavamo
le radio! Oggi invece un ragazzino va già di birra e Chemical Brothers
scaricati da Internet (… e non da I-tunes, tra l’altro!).
Nella tua biografia spuntano grossi nomi della musica leggera
italiana: nei tuoi progetti ci sono ancora sigle, o pensi di dedicarti
alla musica...diciamo così... per i grandi?
Mi piace molto far sigle, ma amo tanto il funk, il soul, il pop
e il rock. Spero con tutto me stesso che un giorno possa uscire
un mio album, come dici tu, per “grandi”.
Che pensi del Festival di Sanremo? Ti piacerebbe partecipare?
Il palco dell’Ariston è uno degli obiettivi a cui tengo di più:
un giorno mi ci vedrete, promesso.
Raggiungere il successo e la popolarità quanto ti è costato in
termini di sacrifici?
Ma quale successo e quale popolarità?? Mi sembra un po’ eccessivo,
Cristina rappresenta l’unico vero esempio di popolarità e successo
in questa fetta del panorama musicale italiano. Neppure lo stesso
Vanni, che fa sigle da più di dieci anni, è riuscito a raggiungere
la popolarità della D’Avena; quindi figuratevi io che ho cantato
soltanto 6 sigle. Parlando di sacrifici … bè, ce ne sono stati un
po’, in primis il trasferimento a Milano e poi conciliare con gli
impegni musicali l’università e il lavoro da insegnante di inglese,
dal quale per ora non posso separarmi. Ma la passione è la spinta
più efficace che un essere umano possa avere; basta guardare fisso
verso l’orizzonte, senza preoccuparsi del fango, breccia e ostacoli
vari in cui inciampi quotidianamente.
Adesso vivi a Milano. Che rapporto hai con il tuo paese d'origine?Ogni
tanto scendi in Basilicata?
Poco, ma non perché non mi senta legato alla mia città natale, Policoro,
ma semplicemente per questioni di tempo.
Cartone cult anni 80.
Arriva Bem, nemico del mal...
Quando il genere horror irrompe anche nel mondo dell'infanzia.
“Bem, il mostro umano” è il titolo del primo cartone horror ad essere
realizzato. La serie animata, scritta dal nipponico Morikawa e creata
dalla Daichi Doga nel 1968, è composta di 26 episodi. La prima apparizione
sui nostri teleschermi risale al gennaio del 1982 su Rete4.
Il plot narrativo è abbastanza semplice: durante il loro peregrinare,
Bem, Bera e Bero, i protagonisti della serie, vengono coinvolti
in una situazione drammatica di sopraffazione nei confronti degli
uomini, per mano di esseri malefici. I tre metteranno in grave pericolo
la loro vita pur di far trionfare il bene. Una volta risolto il
caso, i tre riprenderanno il loro cammino.
Bem, Bera e Bero si presentano come un nucleo familiare dall'aspetto
umanoide. Secondo il loro desiderio però si trasformano in esseri
terrificanti dotati di una forza erculea che gli consente di sconfiggere
chiunque intralci il corso della giustizia.
Bem è il classico eroe dall'aspetto mostruoso ma dall'animo puro,
sempre pronto a difendere i più deboli. Oltre ad essere saggio e
riflessivo, Bem ha un atteggiamento paterno all'interno del gruppo.
I suoi occhi non hanno pupille, indossa pantaloni grigi e giacca
scura, e in testa porta un cappello. Non si separa mai dal suo bastone
che diventa un'arma di difesa.
Bera è la donna del terzetto. Nei suoi tratti si possono rintracciare
i cliché della rappresentazione vampiresca: è pallida in volto,
dalle labbra fuoriescono canini aguzzi e indossa un mantello. Al
polso ha un bracciale che all'occorrenza diventa una frusta.
Infine c'è Bero, il più piccolo del gruppo. Come tutti i bambini
che incontra nel corso della vicenda (e con cui fa amicizia), è
curioso, generoso e buono. Con i capelli blu e un abito strano di
colore rosso, Bero sarà il protagonista della maggior parte delle
puntate. Le caratteristiche che accomunano i personaggi sono le
orecchie a punta e le mani a tre dita.
“Bem, il mostro umano” è un horror dal sapore lovecraftiano capace
di proiettare lo spettatore in un'atmosfera cupa e lugubre. Il cartone
è ricco di immagini truculente al limite dello splatter. In ogni
episodio si accavallano corvi, pipistrelli, combattimenti al chiaro
di luna, urla strazianti, teschi e ossa umane, apparizioni spaventose
e lamenti agghiaccianti. I luoghi in cui maturano le vicende sono
ambienti tradizionalmente spettrali come cimiteri, case infestate,
musei inquietanti, chiese sconsacrate e pozzi maledetti. A rendere
ancora più angoscioso il cartone è la colonna sonora affidata prevalentemente
al jazz, che amplifica il clima di tristezza e di paura in ogni
puntata. Anche i titoli degli episodi non promettono nulla di buono.
Eccone alcuni tra i più raccapriccianti: La cacciatrice di occhi,
“Il villaggio dei dannati”, La grotta dei senz'anima”. Titoli che
spaventavano e incuriosivano al tempo stesso.
Se lo svolgimento della trama è apparentemente semplice, non può
dirsi lo stesso del contenuto. Il cartone infatti ha in sé molti
elementi che lo rendono unico. L'autore, attraverso una storia di
fantasia, ci parla del tema dell'emarginazione. I tre protagonisti
desiderano diventare esseri umani, ma vengono rifiutati dagli uomini
che vedono in loro solo il diverso, quindi il mostruoso. Il cartone
non è altro che la metafora della condizione dei diversi nella nostra
società, una società che è capace di giudicare solo con gli occhi.
Il male in realtà abita nell'uomo che, accecato dal razzismo, può
essere più spregevole dei vampiri, delle streghe, degli spettri
e dei demoni che Bem combatte puntata per puntata. Il più terribile
dei mostri sarà proprio l'uomo.
C'è da dire che la caratterizzazione dei personaggi è molto curata:
dalla prima all'ultima puntata, si assiste alla loro maturazione
psicologica. Soprattutto in Bera è evidente questo cambiamento;
se inizialmente è ferma nel rifiuto degli esseri umani per la loro
natura egoista e per l'ingratitudine che dimostrano, con l'evolversi
dela storia il suo carattere intransigente si ammorbidirà sempre
più. Tutte le puntate sono introdotte da una sigla: a cantarla è
il già noto Nico Fidenco che, con la sua voce profonda, riesce ad
enfatizzare un testo di per sé crudo e violento. Ecco una strofa:”Arriva
Bem nemico del mal /che in bocca tien mille pugnal Solo tre dita
/ due occhi di ghiaccio, sessanta vipere sopra ogni braccio / dell'assassino
lui fa un macello / lo pesta a sangue con un randello...” Negli
anni 2000 sono stati commercializzati DVD della prima serie, ma
con una nuova titolazione; e con un nuovo doppiaggio che migliaia
di fan non hanno apprezzato fino in fondo. Non si può dimenticare
infatti la forza interpretativa della “prima“ voce di Bera, un timbro
forte e spiegato che connota bene il personaggio, dandogli spessore
e credibilità. Come rimarranno uniche e inimitabili la voce cupa
di Bem e quella nasale di Bero.
Di recente oltre ad essere stato realizzato un remake della serie
originale, la Dynamic ha stampato in DVD due episodi pilota di una
nuovissima serie: “L'olmo che chiama il sangue” e “Il mostro della
città innevata” che sfoggiano un character design moderno e ambientazioni
meno malinconiche rispetto all'originale. Anche se datata e spigolosa
nella grafica, quella del 68 rimane la mia preferita: piena di fascino
e ricca di atmosfera. Che paura però...
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