| |
Eravamo soliti organizzare, a turno, delle festicciole nelle
nostre case, party domenicali - quelli tramezzini e aranciata -
dove accostavamo al muro il tavolo del salone e guadagnavamo spazio
per ballare. I genitori si affacciavano ogni tanto dalla porta socchiusa
e verificavano la situazione con uno sguardo finto distratto, mentre
noi provavamo a darci un contegno indossando provvisorie facce da
chierichetti.
Enrico, da buon compagno, m'introdusse nel giro.
Concludevamo poco, ma ci divertivamo molto in quelle feste dove
il giradischi, se era un Lesa dava un tocco di classe in più, alternava
ai ritmi in voga i "balli della mattonella" durante i quali verificavamo
se certi sguardi scambiati sarebbero giunti a buon fine. I sistemi
per "rimorchiare" erano tanti e quello di andare sul terrazzo aveva
un posto tra i classici. Uscivi a fumarti una sigaretta, contemplavi
le finestre inespressive del palazzo di fronte e aspettavi la tipa
che avevi adocchiato.
"Ciao, questa festa è una noia!" esordiva quella sbagliata, che
spesso era una "cozza" incredibile. "Già…" replicavi senza girarti.
"Scusami, forse ti sto disturbando" rinunciava quasi subito, scoraggiata
dal tuo silenzio e stanca di guardarti il profilo.
"Ciao, questa festa è una noia!" poteva capitarti di sentire da
quella giusta.
"Non è una gran festa, le diamo un senso?" ti atteggiavi, la prendevi
per mano e tornavi a ballare calibrando i passi.
Era più facile, tuttavia, capitasse di restartene a fumare in solitudine
e di rientrare con il gelo nelle ossa, quand'era inverno.
C'erano metodi meno attendisti, in realtà. Mettevi un lento sul
piatto e invitavi a ballare quella che ti piaceva di più cercando
di battere sul tempo la concorrenza. Nel caso accettasse, il primo
passo consisteva in una pressione del palmo sulla schiena. Se i
suoi muscoli s'irrigidivano...
(Tratto da Non ho mai scritto per Celentano)
Dando spazio la mio rigore di collezionista ho inserito nei tre
anni riportati tutti - o quasi - i brani che andavano per la maggiore
in quel periodo.
Ovvio che da Enrico si ballava solo del sano Rock&Roll e che i lenti
avevano la funzione fare da sottofondo a incontri un po' più "ravvicinati"
tra le coppie.
Ma non tutte le feste venivano organizzate a casa del mio amico,
capitava di essere invitati da persone occasionalmente conosciute
e si andava...
La prima cosa che guardavo quando entravo nelle loro case era la
pila dei dischi e se ne trovavo qualcuno di quelli che vi trasmetto
- non dico quale - giravo i tacchi dopo un po' e tornavo per strada
ad annusare la domenica...
Attenzione, la musica non si scarica!
Si sente, si valuta e, in caso, si compra.
Buon ascolto, quindi,
Antonello.
|