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Concorso: Primo premio letterario Giornalistix1giorno
Sezione B: RACCONTO
 
Autore: TERESA DININNIVotazione: 5.83
Titolo: I giardini dell′anima
Testo: Il cuore impazzito, come se una leva di oro me lo stesse scacciando via dal corpo, il sudore che umido e bianco attraversa la mia fronte spaziosa e calda, le mani chiuse in un pugno di ferro e contratte sino ai nervi sottostanti, il respiro che arriva fino al terzo occhio. Le luci, come uccelli che s’ incontrano in cielo e si spengono al tramonto, le vedo non chiare ed ombrate, come nubi calate nel mistero del mondo. Non riesco a reprimere il mio dolore e lo incontro ogni giorno, che passeggia incurante del mio sguardo invisibile e scavato. è seduto su un trono di latta e cemento che fa capolino alla mia vita, vorrei schiacciarlo, ridurlo a pezzi e lanciarlo giù nel pozzo segreto della mia coscienza, ma esso riemerge, sempre.. senza chiedermi alcun permesso. lo sfioro con dita che sono dinamite ma che non riescono a distruggerlo, nè a ridimensionarlo. A volte le verità nascoste dell’ego creano cerchi concentrici nei quali ci si lascia trascinare come foglia d autunno, e più cerchi di fermarli, più il cerchio si fa stretto ed immobile. Il primo attacco di panico, mischiata fra la folla nella quale prima di quel momento tanto amavo perdermi, su un treno che mi portava a casa da una fredda giornata di lavoro. Quel treno dal quale non sono più scesa, per quattro lunghi, silenziosi, bugiardi anni.. Il panico è un dinosauro che ti denuda di tutto, ti prende fra le sue fauci e ti getta in mare aperto, fra onde altissime e oscure. Trascorrono alcuni mesi nei quali cerco di sconfiggere il panico, da sola. Esco dal portone di casa e subito, come se un messaggero avesse l’ordine da un suo superiore, la paura comincia ad innalzarsi nel mio corpo, come un uragano che prende forza da altri venti più piccoli. Quattro, gli inverni trascorsi meno gelidi del mio panico che però nn si sarebbe mica sciolto come neve sui tetti ai primi leggeri raggi del sole;quattro, gli autunni passati come foglia che senza acqua avrebbe vultureggiato incessantemente senza trovare un terreno fertile e profumato sul quale rinascere;quattro, le primavere trascorse come fiore secco che non sarebbe potuto rinascere in colori vivi e simili ad una farfalla incurante del suo unico giorno di vita;quattro, le estati trascorse dietro ad una finestra che mi dividevano dalla felicità della vita assolata e bagnata dalle onde di un mare nel quale avrei voluto distendermi anche io. “Dottore, sto male,. Non riesco ad uscire fuori di casa.. avverto tremori, il cuore che batte furiosamente e il respiro mi si blocca”…fu il mio primo sfogo dinanzi ad un camice bianco dal quale non riuscivo ad alzare gli occhi. La richiesta fu subito disponibile,con il timbro sbiadito ed artificiale che mi autorizzava a vivere di nuovo. In quattro anni ho conosciuto svariate composizioni chimiche che avevano la pretesa di sostituirsi alla risoluzione dei mie problemi. La società crea l illusione che i farmaci, gli ansiolitici in primis, possano creare un mondo migliore, così come qualche politico promette: in entrambi i casi,falsità ed inganno. Il mio percorso è stato complesso e difficile. Dal mio primo attacco di panico ho compreso ciò che vivevo e ciò che volevo vivere. Desideravo perseguire gli obiettivi che avevo perso di vista, cosi ho deciso di riprendere a studiare. Ho preteso di ritornare su quel treno che aveva bloccato la corsa della mia vita, ho preteso di immergermi di nuovo nelle 4 stagioni che adesso vivo con gratitudine e serenità, ho preteso di…vivere e ci sto riuscendo. Pensavo che l’ ansia avrebbe avuto il potere di annullare la mia esistenza, ma è solamente in seguito ad essa che ho ben compreso ciò che è l’essenza della vita e ad essa non potrò mai rinunciare.