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| Autore: | GIULIA COLTELLI | Votazione: 4.29 | | Titolo: | Visioni notturne | | Testo: | Tornai a casa, come ogni giorno, subito dopo le lezioni. Spinsi automaticamente la porta in avanti. Ciò che vidi mi provocò un immediato senso di vertigine, un vuoto doloroso dentro lo stomaco: l‘interno era completamente diverso da quello di casa mia; luci, colori, mobili, tutto si presentava nuovo e sconosciuto, come il volto della donna che mi venne incontro sorridendo e domandandomi:”Ciao tesoro, come è andata a scuola?”
Per un attimo rimasi immobile. Avrei voluto fuggire via e iniziare a correre, attraversare nazioni, continenti, pianeti e galassie per allontanarmi da quella scena terribile. Perché era tutto così diverso e spaventosamente insolito?. I mobili che fino al giorno prima erano polverosi ed opachi, splendevano lucenti tanto che vedevo la mia immagine riflessa nella vecchia credenza in cucina. Le luci accecanti in direzioni opposte tagliavano lo sguardo neutro di mia madre che non aveva più sembianze umane: sembrava una bambola robot; e la sua occhiata artificiale e vuota penetrò dritta dentro di me. "Bene!" risposi, ma la mia voce si perse nell‘aria e non potei udirne il suono. Rimasi atterrita, mia madre disse con voce limpida e sintetica: "Vieni a tavola, Slata! Il pranzo è pronto!" Dovevo affrontare questa giornata come se niente fosse cambiato? Come era possibile che la mia famiglia si fosse trasformata in una famiglia di robot? No!!! La realtà non è fantascienza! "Mi sto preparando all‘esame di stato" pensai. "forse lo studio mi sta fondendo il cervello!" Mi addentrai nella sala da pranzo: con la tavola apparecchiata con la solita tovaglietta a fiori un po‘ scolorita che, per fortuna aveva mantenuto il suo stato naturale. La mamma versò il minestrone nei piatti e improvvisamente mi accorsi che non c‘erano né mio padre né mia sorella Danny; ciò mi sorprendeva poiché anche alla scuola elementare le lezioni terminavano alle 13, la sua assenza a quell‘ora era decisamente insolita. Così mi armai di coraggio e chiesi a mia madre" dove sono papà e Danny?" Lei sorrise e udii una voce che riuniva quella di mio padre e di mia sorella: "Siamo qui, Slata" disse la voce. E improvvisamente la porta del salone, rimanendo chiusa si tagliò a metà tanto che lo stridìo del vetro mi risuona ancora nelle orecchie. Le due figure si stagliarono sulla soglia della cucina, una accanto all‘altra, ma mia sorella non mi venne incontro come sempre: rimase là come pietrificata. "Danny!" le gridai " cosa stai facendo, perché non vieni a mangiare?” Lei mi guardò con quegli occhi neri che si aprivano e si chiudevano a scatti, come fossero elettronici, "arrivo" rispose con voce atona. Stavo per scoppiare, non capivo come mai la piccola avesse quello strano atteggiamento (simile a quello dei miei genitori), e come mai fosse rientrata da scuola senza grembiule né cartella. Perché aveva quel vestito lungo ed ampio, simile ad un abito da cerimonia? Pranzammo in silenzio. Non ebbi abbastanza coraggio da fare altre domande. La porta del salone si era magicamente ricomposta; così, attraversata la stanza, giunsi in camera mia. Aprendo la porta intravidi la catasta di libri in disordine esattamente come l‘avevo lasciata addormentandomi il giorno prima. Dopo aver studiato qualche ora, udii dei rumori inumani provenienti dal soggiorno. Non volevo aprire la porta di camera perché là dentro tutto era così "normale". Decisi di telefonare a Kate, la mia migliore amica, per accertarmi che a casa sua andasse tutto bene. Accesi il cellulare che anche inserito nel carica batterie aveva sullo schermo la scritta "batsc". Mi avvicinai al telefono e mi accorsi che il filo era diviso: la gomma era stata lacerata, come se si fosse consumata e potevo intravedere l‘anima in alluminio del cavo telefonico. Alzai il ricevitore e con grande sorpresa udii le voci di più persone che conferivano tra loro: dicevano: "La trasformazione è in atto? Sì. Perfetto- è già stata applicata a tutta la popolazione?” “No. Qualcuno sta reagendo bene!” “Fuori dai canoni previsti?” “Esattamente. Dovremmo aumentare la dose, ma non abbiamo abbastanza……. Per….. Qualcuno ci sta spiando su una linea privata. Spia su linea privata: interromperla. Spia su linea privata: interromperla presto!" Mentre udivo queste parole, davanti a me si aprì uno schermo e lessi in chiare lettere: "Robottizzazione del pianeta terra in corso". Non potei resistere, respirai a fondo e gridai: "Che sta succedendo?" La mia voce riecheggiò dentro me come un terremoto, come un enorme boato che mi pervase il corpo e mi lacerò i timpani per circa dieci minuti che mi sembrarono un‘eternità. Poi all′improvviso balzai in piedi e slittai fino al centro della stanza: anche la sveglia mi sembrava cambiata, deformata, ma subito riconobbi il suo suono cristallino. Finalmente era mattina. Per la prima volta nella mia vita dormire era stato più traumatico che affrontare le difficoltà quotidiane!
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