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| Autore: | DANIELE ANGELUCCI | Votazione: 4.00 | | Titolo: | AMORE AMARO | | Testo: | Amore. Sostantivo maschile, cinque lettere, tre vocali equidistanti, da due consonanti. Hai mai ucciso per amore? Sei mai morto per amore? Amare. Amare così tanto da non poter far altro che amare. Amare solo amare, amare da scoppiare. Innamorasi al punto tale da non desiderare altro che l’altro. C’è chi si innamora dell’amore, della sensazione, chi si innamora per mestiere, chi si innamora da morire. Chi si innamora da morire e non sa cosa gli sia preso, ammesso che qualcosa gli sia preso, però sente che tutto è vacuo e spento se non ha l’altro accanto. Anche per me era così. Proprio così: quando non ti avevo al fianco il resto non contava niente, sentivo la voglia di spegnere tutto e lasciare il mondo al suo delirio, all’inesorabile deriva, come solo può giungere un mondo come questo, arrogante, individualista, un mondo senza amore.
Amore. Ci risiamo. Punto e a capo.
Sostantivo maschile, cinque lettere, tre vocali equidistanti, da due consonanti. Curioso che le consonanti siano le stesse di un altro vocabolo. Morire. Amare equivale allora un po’ a morire? E questo che si prova quando si è innamorati? Si morirebbe, arrivando ad uccidersi per l’altro? La letteratura è piena di donne e uomini suicidatisi per amore. Giulietta e Romeo, Otello e Desdemona, Jacopo Ortis e Teresa, il giovane Werther… E le canzoni, quelle sofferte, pure. Allora è giusto, è normale morire per amore! Perché se l’amore finisce, finisce tutto. Deve! Se l’unico motivo che ti portava a vivere, che ti rendeva i giorni meno uguali, le notti speciali e faceva correre le ore via veloci fra sogni e baci, se quest’unico motivo cessa, cessi anche tu con esso. Non puoi fartene una ragione, continuare, dimenticare. Altrimenti non amavi, non amavi sul serio. Perché amare davvero fa morire. Non puoi più vivere senza amore, senza quell’amore. Un sentimento che ti porta via come nessun altro, se ti porta via davvero, ti porta via del tutto. E non esiste nessuna attenuante. Non credi Erica?
Io per te mi sarei ammazzato. Se mi avessi lasciato. Io ti amavo. Giuro, sarei impazzito. Ti avrei cercata, trovata, implorata, obbligata, vessata, minacciata, malmenata, ammazzata infine. Avrei fatto sconsideratezze per te, se mi avessi lasciato. In carcere sarei finito oppure, non è da escludere, mi sarei proprio suicidato se non mi avessi capito. Mi sarei tolto la vita, se mi avessi lasciato. Perché ti amavo. Dentro. Da scoppiare.
Ed ora che mi hai lasciato, irrevocabilmente, non sento il bisogno di fare niente. Ora che mi hai abbandonato, ora che ti ho perduta, dopo averti inseguita fin oltre frontiera, dopo essermi accontentato di quel poco che avanzava fra i doveri cui adempivi. La mia stella eri, per me brillavi, prima ancora che dalle luci dei canali, più luminosa ancora, perfino delle stelle nelle notti dei letti in cui ti sbattevi. Ti ho amata. Venerata fino a che poi non t’ho inseguita, consigliata, avvertita. Aspettata. T’ho aspettata perché ti amavo. Ed anche se me lo ripetevi, che ti dovevo lasciar stare, che eravamo stati insieme ma che le nostre strade si dovevano separare, per la tua stramaledettissima carriera da realizzare… Ma io non ti credevo. Confidavo, perché ti amavo. E puntuale sempre da me tornavi, sempre tu mi ricercavi. Sono in città, ci vediamo? Una cena, un aperitivo, però finiva sempre che scopavamo. Morendo insieme nell’orgasmo, in quel momento sottile e surreale in cui tutto va bene. Forse è quello l’amore. O forse è prima, è il cercarsi, il desiderarsi. No, fare l’amore e volerlo fare sono solo due aspetti dell’amore. Ma allora che cos’è questo cavolo d’amore che senti dentro fino a scoppiare?
L’amore è davvero solo un sostantivo maschile, cinque lettere, tre vocali equidistanti, da due consonanti o c’è dell’altro? Ci deve essere per forza dell’altro. Come ci deve essere per forza dell’altro dopo la morte. Di certo. Tu non mi hai mai lasciato. Nemmeno morendo, quando tutto il tuo mondo si era tirato indietro e mi stringevi le mani sulla branda di quella pensione. Noi due, soli. Piangevi, ti rammaricavi, fino a che ad un tratto hai smesso. Ma non mi hai mai lasciato. Lo so: non mi hai mai smesso davvero d’amare. Ed io non ti lascerò mai. Io ti ho amata, tanto. Come ti amo ancora. Per questo vivrò per te, coltivando il tuo ricordo. E ti amerò per sempre. Questo si, credo, sia realmente l’amore.
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