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| Autore: | IVONE PEIXINHO FERREIRA | Votazione: 5.07 | | Titolo: | Dolce amara verità | | Testo: | L’unico vero motivo per vivere, lo trovai dopo la mia morte
Tamburellavo le dita contro il volante della macchina di papà, aspettando la mia giovane madre nel parcheggio del centro commerciale. Un gruppetto si avvicina alla macchina. Qualcosa spaccò il vetro del finestrino e la mia portiera s’apri violentemente. Senza reazione senti solo una fredda lama che mi trafiggeva il petto e il dolore straziante che ne derivò. Il mio corpo cadde inerme a terra e mentre il mio sangue dipingeva di rosso il pavimento sotto di me, le portiere della macchina si chiusero e la senti partire ad alta velocità. Chiusi gli occhi e spirai.
Mi senti senza peso. Guardai in basso e vidi il mio corpo sul pavimento. Qualcuno iniziò a gridare in un modo straziante e mi allontanai dal rumore. Ho solo 20 anni ma mi sentivo liberata dal peso che era la mia stessa vita. Come mai sono rimasta intrappolata qui? Non ci dovrebbe essere un paradiso visto che sono stata una vittima, un purgatorio o forse le mie pene erano troppo gravi e questo é proprio l’inferno. E la storia del tunnel e della luce forte? Io non l’ho mica vista!
Mi muovo leggera, consapevole che nessuno può vedermi, sentirmi o parlarmi. Vago per le vie della città lucente di notte, di una bellezza mai vista prima. Ecco il fiume! L’acqua nera con bagliori argentati sembra voler consolarmi con il movimento pacifico ma non c’é niente di più bello della sensazione di libertà che provo. Con le prime luci dell’alba s’anima il movimento umano. Come corre veloce la gente la mattina! Nessuno presta attenzione a chi gli passa accanto... I visi tristi, stanchi, e la giornata é appena iniziata. Le macchine portano gente più esanime di me! Guardarli é come guardare bestie in agonia, pronte per il macello, e il macellaio é la loro propria vita.
La mia famiglia é una delle più rispettose della città. Papà é un medico conosciuto. Sin da piccola saltavo dal letto appena sentivo la sua sveglia e lo precedevo a colazione. Il mio sguardo si perdeva nel tempo quando studiavo il suo viso, le sue mani bianche e delicate. Quanto mi sarebbe piaciuto parlargli, ma non alzava mai lo sguardo. Aspettavo con ansia solo quel suo bacio affettuoso, magico.. Pensavo di studiare medicina. Con un pò di fortuna avrei lavorato al suo fianco. Mia madre era diversa. Tutta shopping, gossip e vita mondana. Si vergognava di me. Non sono mai stata in grado di seguirla in queste cose. Odiavo la moda e il suo modo di pensare. Io mi piacevo. I miei lunghi capelli biondi incorniciavano un viso chiaro ma dai lineamenti decisi, e due zaffiri verdi coloravano i miei occhi, proprio come quelli di Emma. Era la donna di servizio di casa nostra ma per me era la persona più dolce e premurosa del mondo. Come me amava le passioni della VITA, i colori del tramonto a brezza del mattino, lo sguardo tenero del mio cagnolino. Non provavo nemmeno un’ombra d’interesse verso i miei coetanei, cosi futili e fastidiosi. Andare alle feste era una gran noia e un buon pretesto per strappare mia madre ai suoi mille impegni e poter stare un pò con lei, tra una prova vestito l’altra.
Un bellissimo sole si sta svegliando piano. E’ meglio se m’avvio verso casa. Voglio vedere quel posto prima che Dio si ricordi di me.
Arrivata a casa vidi mio padre impeccabile nel suo completo nero Armani mentre s’allacciava la cravatta. Il volto inespressivo e pallido. Mia madre era al telefono, contrattava l′ennesima fiorista. Emma era in camera, piangeva tenendo tra le mani la felpa blu che l’avevo regalato.
... “Se solo ti avessi accompagnata, perché non é successo a me,”... Strinsi le labbra, gesto che mi apparteneva quando in vita sentivo dispiacere. Mai avrei pensato che Emma, la persona più solare dell’universo potesse volere la mia violenta morte. Era sempre così felice e entusiasta di vivere.
Senti aprire la porta di camera sua, e papà entrò senza bussare.. S’avvicinò, l’accarezzò il viso.. la consolava. Mentre le passava le mani tra i capelli, biondi come i miei, una lacrima gli scivolò dagli occhi e gli bagnò il viso. Ero confusa da tutta questa intimità. Tutto fu più chiaro quando lui le baciò i capelli e le prese il viso tra le mani e disse: “nostra figlia non smetterà mai di vivere nei nostri cuori”.
Cosa? Ma é impazzito? La senti replicare: “Ma non ho avuto tempo per farmi perdonare, per dirle la verità”.. Rimasi atonita. A bocca aperta non riuscii a decifrare se sentivo orrore o sollievo nel sapere che quella donna che si era presa cura di me dalla nascita era in realtà, mia madre. A modo mio l’avevo sempre considerata cosi. E Cristal? L’egoista ed egocentrista Cristal? Per questo era cosi acida con me?
Ad un tratto tutte le mie certezze si sbricciolavano in mille pezzi, come di un puzzle da completare. Per ora del puzzle avevo solo la cornice, ma per completarlo avevo a mia disposizione tutta l’eternità.
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