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Concorso: Primo premio letterario Giornalistix1giorno
Sezione B: RACCONTO
 
Autore: LUCIANO PETRULLOVotazione: 4.37
Titolo: I concorsi alla Regione Basilicata, un esempio da seguire
Testo: Io ci ho provato. /////----I concorsi alla Regione Basilicata sono davvero una cosa particolare. Io ho maturato la mia bella esperienza che voglio raccontare. Per la verità il mio racconto trovò ospitalità anche sul Quotidiano della Basilicata, con ottima evidenza, e di un tanto, fui e sono grato alla testata. Tutto cominciò nel mio studio con un affezionato cliente che mi mostrò un bando regionale ritenendolo, forse, di mio interesse. Il bando riguardava una convenzione esterna con un avvocato che istruisse le pratiche del difensore civico regionale. Questi, evidentemente, subissato di carte (!) non trovava il tempo per fare quello per cui è lautamente pagato, e richiedeva un supporto qualificato. Per niente interessato, mi venne comunque voglia di vedere come vanno i concorsi alla Regione, e allora, in un battibaleno, preparai e inoltrai la domanda. Corredata del curriculum. Il mio curriculum non è niente di eccezionale, ma, dopo venticinque anni di professione, qualcosa risulta sempre, e quindi, il mio curriculum si presentava sicuramente inavvicinabile per un professionista più giovane di me. Oltretutto il curriculum rivestiva un ruolo importante nel bando, perchè solo a parità di titoli si sarebbe proceduto al colloquio! Sornione mi misi in attesa, in stand-bay, come si usa dire oggi. La mia idea era che il vincitore, f o r s e , era stato già individuato, da quel malpensante che sono, e quindi mi pregustavo il seguito. La macchina amministrativa della nostra beneamata Regione è un trattore inarrestabile, quando si tratta di alimentare clientele o sistemare chi risulti sponsorizzato dal tal partito o dal tal politico. Un po’ meno quando si tratta di curare gli interessi della popolazione, difendere il territorio o promuovere uno sviluppo intelligente della ricchissima, ma poverissima Lucania. Ma nel nostro caso, rientrando nella prima ipotesi, la macchina amministrativa mostrò tutta la sua capacità, efficienza e duttilità. Infatti, nei termini dettati da un diligente maestro d’orchestra, arrivò una bella letterina. Con la stessa mi veniva comunicato che il mio curriculum era stato considerato degno di considerazione, immaginatevi la mia reazione (Juary attorno alla bandierina dopo un gol per l’Avellino di Vinicio), entusiasmo gelato però dalla seconda parte della lettera, nella quale si leggeva che uguale considerazione avevano trovato tutti gli altri curricula pervenuti! E quindi erano costretti a procedere al colloquio. Mento sulle braccia conserte, mi consentii un quarto d’ora di riflessione. I miei pensieri andarono all’America, o a quei paesi dove va avanti chi merita, ecc. ecc. Poi si posarono inesorabilmente sulla Regione Basilicata: la faccenda aveva preso una buona piega, in riferimento, ovviamente, al mio intento iniziale, che era quello di vedere come andava a finire. Il giorno dopo, arzillo come solo un quarantovenne abituato a lavorare sodo può essere, mi presentai alla Regione. Venni ricevuto amabilmente. Chiesi di poter visionare i curricula degli altri partecipanti al bando. I cortesi funzionari mi rappresentarono l’impossibilità ad evadere la mia richiesta, giustificando il quasi mortificato rifiuto con la normativa sulla privacy, che impediva loro di rendere noti i titoli degli altri partecipanti. La giustificazione poteva esser buona per qualcun altro, ma non per me. Ritengo, infatti, confortato da chiunque abbia una minima confidenza col diritto e i suoi affini, ma anche da chiunque utilizzi la logica abitualmente, che il diritto alla privacy scompare in un concorso pubblico, dovendo garantire ai partecipanti di controllare tutto; insomma nei bandi pubblici si deve giocare a carte scoperte, e ci mancherebbe. Lo rappresentai ai funzionari, i quali diedero ad intendere che non solo la loro opinione non subiva scossoni dalla cruda verità che riferivo, ma che in ugual maniera la pensavano anche innominati superiori. Indeciso se mandarli sonoramente a quel paese o se invece far finta di ingoiare la polpetta, rimediai una decisione mediana: dissi insomma che sbagliavano e che avrei tenuto gli occhi ben aperti. Chiesi anche notizie sulle modalità del colloquio. La privacy non arrivava a coprire anche questo argomento, e pertanto qualcosa me la raccontarono. Ebbene il sistema che avevano congegnato mi lasciò tanto perplesso da costringermi a rappresentare loro il mio forte scetticismo sulla legittimità. Ringraziai e salutai. Lascia loro l’immagine, presumo, di uno “scassaombrelli” disposto a qualsiasi impugnativa o denuncia di fronte a irregolarità, vere o soltanto presunte. Ad ogni buon conto, da avvocato, più o meno navigato, mi posi il problema del colloquio. Ferma la illegittimità di quanto fatto fino ad allora, per avere un senso compiuto tutta la mia manovra, avrei dovuto sostenere un colloquio brillante. E allora programmai anche un approfondimento delle materie da trattare durante il colloquio. Nulla lasciato al caso. Dopo qualche giorno la Regione dispose un rinvio delle prove, e io continuai ad approfondire, convinto che poteva anche capitarmi di sentirmi rivolgere domande impossibili, mentre qualcun altro avrebbe potuto avere migliore sorte. Ma la Regione, duttile, melius re perpensa, bell’e buono, che ti fa? Revoca il bando. Non c’è più bisogno di un esperto, che il difensore civico si arrangi, abbiamo scherzato, scusate per il disturbo e tanti auguri per il futuro. Conclusione. Forse ho sottratto un incarico ad un giovane collega. Per come glielo avevano trovato, se lo è meritato. Per tutti gli altri ignari partecipanti, ho loro almeno evitato la farsa. Quanto ad un giovane professionista rimasto bisognoso (?) alla fine pure mi dispiace. In fede.