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| Autore: | VITTORIA VILLORESI | Votazione: 4.24 | | Titolo: | LA VOCE DI ELUANA | | Testo: | Sento una grande confusione, rumori assordanti che mi torturano il cervello -Dove sono? Perché non cessa questo clangore?.. -Un incidente-Ecco, ho avuto un incidente!- Speriamo che vengano a salvarmi! Non sento nessun dolore, forse non mi sono fatta nulla, sono giovane e i giovani reagiscono bene alle avversità!
Qualcuno mi solleva, sento movimenti inconsulti che mi strattonano ‘fermi, state attenti, mi fate male!’
Non mi ascoltano, cerco di urlare ma non odo la mia voce, oh Dio, cosa sta accadendo?
Adesso il dolore mi annienta, mi ottenebra, non capisco più niente.
Devo scappare, devo correre e scappo e corro veramente e mi trovo in un tunnel che pare non abbia fine. Dove si trova questo tunnel? Non ricordo di averne mai visti nei paraggi. Qui c’è freddo, tanto freddo, le pareti sono umide, viscide, mi prende la paura, poi, in lontananza mi appare una luce, devo raggiungerla, forse lì ci sarà caldo, forse troverò i miei genitori venuti in mio soccorso, loro mi scalderanno, e mi proteggeranno.
Il dolore si sta facendo sovrumano, devo riuscire a vincerlo, devo arrivare alla luce.
La luce mi acceca, è avvolgente, mi scalda subito, non vedo niente perché sono abbagliata, mi metto in un angolo in attesa, anche i dolori lancinanti sono cessati.
Aspetto un attimo e poi la luce mi rivela un posto bellissimo, non conosco questo posto, ma sento dentro di me una pace e una gioia infinita, vorrei rimanere per sempre qui, anche se mi appare deserto perché non vedo nessuno.
Qualcuno mi sta torturando, vorrei dirle di smetterla, il mio desiderio più grande in questo momento è che nessuno mi deve disturbare perché non vorrei perdere la gioia che mi procura questa luce.
Il mio cervello si ottenebra, a ritroso ripercorro il tunnel, oh Dio, che paura!
Sono tornata indietro, adesso sono in un lettino tutto bianco, intorno a me ci sono persone vestite di verde, adoperano dei macchinari, calano nella mia bocca tubicini, torturano le mie vene con aghi e il dolore, il dolore si sta facendo lancinante. Ma perché? Perché mi avete strappato da quel mondo di luce?
Vedo la stanza dove dimoro dall’alto, c’è un corpo che giace assente, forse è il mio! I dottori dicono che bisogna aspettare il risveglio, ma di quale risveglio parlano?
Mi portano in un altro ospedale, il viaggio mi distrugge, sto talmente male che non so più come fare per alleviare i miei dolori, urlo, ma non sento neppure io la mia voce. Come sono ridotta male! Poi, forse il forte dolore mi riporta nel tunnel, é buio e freddo e viscido, ma non ho paura perché stavolta so che in fondo troverò la luce.
Ritrovo la pace e la serenità, non sento nessun male e nessun tormento, devo rimanere qui per sempre, questa volta non me ne andrò!
E’ bello questo luogo e adesso vedo anche delle ombre sconosciute ma amiche, poi mi illumino, ho visto la mia cara nonnina: - nonna! – chiamo e lei mi viene incontro e mi abbraccia.
“Nonnina voglio rimanere per sempre qui!” grido, stringendomi forte a lei.
Mi guarda con sincero rammarico, “non puoi” mi dice ‘tu hai un corpo che ti aspetta e finché è vivo non puoi stare qui!’
Le sue parole producono un effetto immediato e mi ritrovo nel tunnel buio e viscido, faccio la strada all’indietro fino alla linda camera dove rivedo l’essere immobile disteso che devo essere io.
Sono anni che il corpo che faceva parte della mia vita, è bloccato in un fondo di letto e tiene prigioniera la mia anima, ancorata in un mondo che non mi appartiene più.
Sento un medico che parla ad altri medici: ‘Non soffre’ dice ‘ma la sua condizione è priva di dignità. Il suo corpo è senza la capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa e tutti hanno perduto la speranza del suo risveglio, troppi anni la tengono costretta in una non vita!”
‘La mia anima, dunque, è prigioniera in un corpo che non è più mio!’ mi ripeto con estremo rammarico ‘E’ la volontà di Dio o è la volontà di uomini che pensano che, con la scienza, possono fare a meno di Lui?’
Il mio corpo vive, infatti, perché mi imbottiscono di preparati chimici, un brodo che vuole sostituire il pane e l’acqua ma che non ha nulla a che vedere con il pane e con l’acqua e se non ci fossero quelle macchine a cui sono attaccata, me ne potrei andare nella Casa del Padre, della quale ho intravisto una luce.
Vi ringrazio se mi staccherete dalle macchine, vi assicuro, non morirò né di fame né di sete, e finalmente potrò andarmene nella luce di Dio.
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