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Se l'Araba Fenice avesse un aspetto umano non esiterei a dargli
quello di Gianni perché, come un surfista esperto, il "ragazzo
di Monghidoro" continua da quasi cinque decenni a cavalcare il mare
procelloso dello spettacolo, a inabissarsi e riemergere addomesticando
le onde.
Una qualità che solo i grandissimi hanno.
Parlare di Morandi è come tirare la coda alla storia della musica,
ma è, soprattutto, fare riferimento al suo sguardo leale che trasmette
una certezza: è uno di cui ti puoi fidare ed è questo il messaggio
rassicurante che ci ha trasferito nel tempo.
Ci incrociammo in Rca nello spirare dei '70, in un momento che la
sua carriera luminosa stava vivendo un momento di flessione.
Doveva incidere un mio pezzo intitolato Mi sembra un film
e, parlando con lui, ebbi la sensazione che quel brano non gli piacesse
molto, ma Melis gli aveva chiesto di inserirlo nel suo nuovo 33
giri, perché ne era innamorato.
Il boss, inizialmente, avrebbe voluto lo interpretasse Paolo Frescura,
che l'aveva composto con me e un cantautore della It, la storica
etichetta di Vincenzo Micocci, quello "troppo stupido per vivere"
che Alberto Fortis voleva "ammazzare" con una canzone. I due discografici
si contendevano la canzone e ognuno di loro rivendicava l'opportunità
che la cantasse il proprio artista.
"Guarda Vincenzo, Mi sembra un film è un serpentone" sentii
dire al telefono Melis. "Se la diamo a Frescura vendiamo ottocentomila
copie, se la interpreta il tuo cantante non concludiamo niente,
questo è sicuro."
"Così non ci dorme stanotte" aggiunse dopo aver riattaccato.
La spuntò Micocci, ma il disco, come da copione, non prese il volo
e, a parte l'inutile 45 giri di quel ragazzo che credo si chiamasse
Valentino, andò a finire nell'album di Frescura e, appunto, in quello
di Morandi che vide la luce nel '78… e lì spirò.
Peccato perché era un pezzo molto intenso, anche se quel suo testo
crepuscolare, che girava intorno a una sconfitta d'amore, non era
allineato con il mondo di Gianni che ha sempre avuto scarse attitudini
a frequentare fatalistiche rassegnazioni.
Mi sembra un film
Dal buio più profondo della stanza
rinascono i fantasmi della nostra adolescenza
e mentre il corpo stanco mette l'ali
esplodono sui muri pazzi fuochi artificiali
io resto qui sospeso tra i contorni chiari del tuo viso
e allora tu dalla fantasia torni ad esser mia
Mi sembra un film
dove il buono non vince mai
dove sono il protagonista
tu l'attrice e poi c'è lui
io mi vesto del tuo sesso e poi
quando il corpo si fa pensiero
già pietosa la notte copre
i nostri volti con un velo
proiettandomi in un altro film
senza te
Tolgo ancora un foglio al calendario
il giorno è una farfalla con un nuovo desiderio
rinasce in me la musica del tuo profilo nella stanza
e allora tu dalla fantasia torni ancora mia
Mi sembra un film
dove il buono non vince mai
e un gabbiano dal volo assurdo
cerca il nido dentro noi
poi sprofondo nell'immenso io
quando il corpo si fa pensiero
mentre il sole sbiadito illumina
la morte di un guerriero
proiettando la sconfitta mia
lungo i margini stretti della via
la realtà alla fine vince sempre sulla fantasia
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