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Verso la metà degli anni '70 strinsi una solida amicizia-inimicizia
con Rino Gaetano, il quale schifava completamente il mio modo di
scrivere; mi riteneva, tuttavia, un critico affidabile perché, quando
partoriva qualcosa di nuovo, mi rincorreva per i corridoi della
Rca con un pezzo di carta in mano per sottopormi in anteprima qualcuno
dei suoi lavori surreali e genialoidi. “Antonello, senti che m’è
venuto stanotte!” mi stringeva contro un angolo per inibirmi ogni
via di fuga e cominciava a leggere. “Forte eh?” sollecitava ogni
tanto il mio consenso scoprendo i denti disuguali con il suo sorriso
comunicativo. Poi, non contento, mi canticchiava il tema musicale
ed agitava le mani come si stesse accompagnando con una chitarra.
In una di queste anteprime non richieste ebbi modo di ascoltare
quel piccolo gioiello che è Ma
il cielo è sempre più blu.
Mi affezionai molto a Rino anche se lui continuava a guardarmi con
sospetto. Mi riteneva, infatti, un ostacolo duro da superare in
quanto a valutazioni poiché, non apprezzando lui le mie canzoni,
si aspettava da me un dissenso o un giudizio sfavorevole sulle sue,
magari solo per amore di vendetta.
“Bellissima” gli rispondevo ogni volta, perché i suoi testi mi intrigavano
e perché avrei detto la stessa cosa anche se non mi fossero piaciuti.
Pensavo e penso che, al di là di ogni previa valutazione degli addetti
ai lavori, i quali spesso prendono delle cantonate incredibili,
il valore reale di un brano lo attesti soltanto chi decide se acquistarlo
o lasciarlo impolverare negli scaffali dei negozi.
Frequentavo occasionalmente Rino, anche fuori dall’ambiente e verificai
nel tempo il suo essere amabilmente e del tutto out. Quando guidava,
ad esempio, aveva una particolare attrazione per il muso degli autocarri
che arrivavano in senso inverso, li puntava fino all’ultimo momento
e poi, con una sterzata improvvisa, li evitava per riprendere la
sua corsa. Poco prima di andarsene mi confidò: “Voglio tentare un
cambiamento radicale, mi piacerebbe essere il nuovo Fred Buscaglione.”
Come quello del grande artista di fine anni '50, il suo viaggio
fu stroncato da un terribile incidente stradale quando la sua Volvo
si schiantò contro un albero sulla Via Nomentana.
Cinque ospedali si rifiutarono di ricoverarlo e lo lasciarono morire
così. La ballata di Renzo, una sua composizione che risaliva
al periodo del Folk Studio, parlava appunto di un ragazzo vittima
di uno scontro automobilistico che era morto perché nessun nosocomio
aveva voluto accoglierlo.
Caro, spinoso, geniale Rino! Solo una volta riuscisti ad ammettere,
a fatica, che una mia canzoncina, ispirata alla fiaba de Il Pifferaio
di Hamelin ed inclusa nell’album Tu cielo tu poesia di
Frescura avresti voluto farla tu.
La riporto qui per affetto nei tuoi confronti e te lo ribadisco,
anche se adesso dovresti saperlo con certezza: i tuoi testi erano
bellissimi ed avrei voluto saperli scrivere io!
Mister Flanagan
Quando la campana della scuola suonò
i ragazzi saltarono sui banchi
John il musicista l’armonica a bocca pigliò
e tutti si davano il tempo sui fianchi
Allora il professore tese l’indice in su
e mise sul registro uno zero a tutti quanti
Joe il lentigginoso il dito in bocca portò e fischiò
Venne Mister Flanagan con il suo clarino
e sulle spalle una scimmia e un canarino
venne Mister Flanagan che a perdifiato
per le vie suonò
In quel momento un banco
in una quercia si cambiò
e tutti i ragazzi guardavano stupiti
la penna fu una fionda il gesso un sasso e perciò
naturalmente i bimbi tiravano alto sui nidi
Venne un cane randagio che la zampa sollevò
e mise la sua firma sopra le radici
un uomo bruttarello si sentì Alain Delon perché
Venne Mister Flanagan con il suo clarino
e sulle spalle una scimmia e un canarino
venne Mister Flanagan che a perdifiato
per le vie suonò
Ed io che andavo in cerca della mia ispirazione
la trovai sotto un vecchio balcone
come un menestrello
che conosce bene il suo mestiere
cantavo “E capisco che sei bella dentro tu”
Lei fu catturata e mi disse:
“Scala B interno 9 vieni presto”
solo impedimento il padre sul portone
stavo per scappare quando lui m’invitò perché
Venne Mister Flanagan ed alzando un dito
la pia zitella si rimediò un marito fico
venne Mister Flanagan e in ogni caso
padroni e servi avevano ugual peso più o meno
Venne Mister Flanagan e per una vita
nei paesi per le piazze per le vie suonò
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