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Bella chica, il brano riportato all'inizio del mio libro
tanto per dare i numeri, è nato dalla collaborazione con Roberto
e mi dà lo spunto per parlare di questo grande uomo-bambino che
è riuscito a coniugare la cultura dei vicoli di Roma con quelle
del delta del Mississippi e delle favelas di Rio, a dimostrare che
la musica non ha razza e può fermentare nella desolazione e nella
voglia di sopravvivere di ogni angolo saccheggiato del mondo. Il
suo linguaggio musicale, un urlo non gridato, nasce dal blues e
ci insegna che il bisogno di comunicare non conosce latitudini.
Ciotti ha scritto due colonne sonore per Gabriele
Salvatores, vanta collaborazioni con gente del calibro di Brian
Auger, Louisiana Red, Matt Guitar Murphy, Jimmy Witherspoon, Ginger
Baker ed ha aperto molti concerti di Bob
Marley dove l'eccitazione si chiamava marijuana ed i centomila
presenti diventavano uno quando si disperdevano nell'aria le note
di No
woman no cry.
Roberto ed il suo cappello, mentre le dita attraversano il manico
di una sei corde, raccontano le solitudini metropolitane, l'urlo
scomposto dei diversi, la desolazione di certe notti, le speranze
e lo struggimento, sia che suonino al Big Mama, sia che la
sua acustica riempia il silenzio di una stanza.
Ci siamo conosciuti ai primi vagiti del nuovo secolo ed abbiamo
collaborato per circa sei mesi, il tempo sufficiente per capire
tre cose di lui: è uno vero, è un dubbio ambulante come tutti quelli
veri, è un tutt'uno con la sua chitarra. Quando la imbracciava per
provare un nuovo pezzo riusciva sempre a trascinarmi dal fermo del
mio studio al suo affascinante ed imprevedibile altrove.
In quel periodo voleva tentare la strada dei testi in italiano anche
se ha sempre cantato in inglese ed il dilemma non era di facile
soluzione perché il blues ed il rock, per loro natura, male si coniugano
con la nostra lingua. Ciò nonostante riuscii a sintonizzarmi con
le sue vibrazioni e feci un buon lavoro, credo.
L'incertezza era legata al salto nel buio che avrebbe dovuto fare
nel proporsi in un modo nuovo ai suoi estimatori, un pubblico di
nicchia, ma con il palato fine; l'ipotesi positiva era che, cantando
in italiano, avrebbe potuto ampliare il target dei suoi fan. Non
era del tutto convinto, in realtà, di provare questo tipo di salto
e, appena me ne resi conto, non volli forzarlo verso l'una o l'altra
direzione, così la voglia di fare si spense gradatamente. Ma nel
nostro mestiere gli itinerari si perdono e si ritrovano prima o
poi: a presto Roberto, è stato grandioso incontrarti!
In omaggio alla tua arte ed alla tua persona voglio riportare una
cosa scritta insieme, perché mi pare una fotografia nitida di ciò
che sei, o di come ti ho sempre visto io.
Cuba libre & rock'n'roll
Dove vado non lo so
un progetto non ce l'ho
via dal gatto via da te
i miei piedi seguirò
non pensare a un'altra donna che non c'è
I giorni sciatti che ami tu
letto e piatti non ne posso più
liberiamoci
rottamiamoci per un po'
poi ferito o risanato capirò
So soltanto che sto bene se ho
Cuba libre & rock'n'roll
Via da te via da chi
alla noia dice si
come Robinson Crusoe
di salsedine io saprò
scegli un nome per il figlio che farai
e che sia libero
Poi di notte giù in città
coi fratelli miei vado dove va
la mia musica
So soltanto che sto bene se ho
Cuba libre & rock'n'roll
E una mulatta mi sveglierà
senza patti d'eternità
tra i quadri astratti della mia anarchia
senza civico casa mia
per adesso scelgo il viaggio poi vedrò
So soltanto che sto bene se ho
Cuba libre & rock'n'roll
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