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Quelli che ho sfiorato: Alberto Cheli
 

L'edizione di Sanremo del '93 fu abbastanza fortunata, poiché vedeva la partecipazione di tre brani di mia composizione. Oltre a Figli di chi, erano infatti stati ammessi Sulla strada del mare nella versione della Schola Cantorum ed In te, interpretata da Nek.
La Schola era un gruppo storico della Rca che, negli anni '70, aveva saputo creare delle atmosfere intense basandosi sul bel rauco di Aldo Donati e sulla vocalità incredibile di Alberto Cheli. Furono accettati al Festival come vittime sacrificali, li eliminarono, infatti, dopo la prima esibizione ed invece di imboccare la strada del mare, ripresero ingiustamente quella di casa.
L'esito negativo del Festival non mi fece demordere dal progetto di inventare per Alberto una carriera da solista anche perché lui era sangue e blues, mentre la Schola era La montanara, Le tre campane e giù di lì. Decidemmo, con Varano e Sanjust, di fargli incidere - insieme ad un nuovo gruppo: "Le Facce" - un intero album e realizzammo un cd di assoluto valore nel quale a stupende ballad di sapore intimistico si alternavano brani rock o blueseggianti che davano di questo artista uno spaccato a 360 gradi.
Il progetto mi entusiasmava, anche perché mai come quella volta mi ero raccontato in modo così narcisistico e mi piacque affidare un pezzo del mio vissuto ad una voce che sapeva di fumo, di bettole e di bistecche arroventate sui carboni in un posto sempre di passaggio nel quale trovi, il giorno dopo, portacenere pieni, bottiglie vuote e quell'atmosfera da punto di ristoro dove nessuno si ferma mai... anche se resta appiccicata sui muri la suggestione dei racconti intorno al fuoco. Eravamo in trattative con Lucio Salvini e lui era interessatissimo al progetto, ma, quando abbandonò l'etichetta, il nostro viaggio s'impantanò e l'album fu affondato nel '94 da una qualche distribuzione minore alla quale era stato incautamente affidato. Rimane, però, sempre in massima evidenza nella teca dove conservo le cose che amo ed ogni tanto lo riascolto con piacere… anche con una punta di rabbia, a volte.
Quel lavoro ci vide legare le notti ai giorni e, affinché non vada del tutto perso, riporto nella sezione Testi sparsi due lavori molto belli inseriti nel cd: Marco che racconta lo stato d'animo di un ragazzo cui le analisi confermano che ha contratto il virus dell'AIDS e Felliniana che vuole essere un omaggio ad un grandissimo maestro del cinema, alla sua Rimini palpitante e crepuscolare, al suo mondo complesso, profondo, indagatore ed onirico.
L'esito nullo dell'album mi deluse non poco e non lo dico per i mancati guadagni, ma perché venne meno la possibilità di dividere con molti un viaggio che ci aveva emozionato profondamente. Vidi Sanjust piangere riascoltando Marco: Giovanni ha un carattere duro ed è abituato a grandi fremiti per aver lavorato a lungo, tra gli altri, con Mimì e Lucio Battisti, non è facile alla commozione, insomma. Le sue lacrime, azzerate da un pugno scagliato sulla scrivania, restano nella mia memoria come un momento irripetibile che vale più di cento dischi di platino.

Questo è il testo di Sulla strada del mare nella versione interpretata dalla "Schola".

Sulla Strada del mare

C'è un ragazzo che trascina il suo giubbotto
sulla strada del mare
dalle strisce che gli scivolano sotto
lui si fa attraversare
e gli alberi diventano persone
che lo chiamano piano
gli batte il cuore con sottile alterazione
e lo porta lontano da qui

C'è mio padre senza frusta e senza gola
sulla strada del mare
e noi due che facevamo sega a scuola
annusandoci il cuore
l'amico preso a botte in un portone
per sentirmi più uomo
c'è un contatto a rischio giù nella stazione
ma un fottuto ti amo dov'è

Camminiamo sulla strada del mare
buttiamo i vestiti come le vecchie idee
e cammino, provo sguardi più duri
poi tiro bottiglie ad un camion che va
chiedo tempo per me
ad un Dio che non c'è

Però il freddo sta bucandogli la pelle
sulla strada del mare
lui che corre con le mani tra le ascelle
e gli balla il sedere
poi sputo i miei ricordi contro vento
ma mi cadono addosso
sopra i piedi scorticati dal cemento
che non lasciano traccia di me

Camminiamo sulla strada del mare
la sabbia tra i piedi ora non brucia più
e cammino, comincio a nuotare
per nascere ancora schizzando via il blu
chiedo tempo per me
ad un Dio che non c'è

Fammi riprovare a dire t'amo
sulla strada del mare
fare ancora gli stronzi non possiamo
ci dobbiamo fidare
anche se è un po' ruvida o sfigata
è una vita da usare
va tenuta con i denti morsicata
sulla strada del mare con te