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Quelli che ho sfiorato: Alex Britti
 

Lo conobbi verso la prima metà degli anni novanta e mi piacque lavorare con un artista eccentrico ed imprevedibile che, appena mette le mani sulla chitarra, ti trasmette un'energia letale. Alessandro è la prosecuzione naturale di Ciotti - con il quale ha peraltro suonato - e le sue esperienze musicali sono scintillanti almeno quanto quelle di Roberto: ha collaborato con Louisiana Red, Buddy Miles, Billy Preston, Joe Cocker, Ray Charles, Rosa King, Pavarotti ed ha giustamente cercato nel pop la strada per arrivare ad un pubblico più vasto. Era in scadenza di contratto con la Fonit quando ci incontrammo ed aveva voglia di spaccare il mondo, anche se, contraddittoriamente, passava metà del suo tempo ad Amsterdam dove suonava il suo adorato blues e, quando tornava in Italia, si esibiva prevalentemente nei centri sociali.
"La mia musica parte da lì e lì deve tornare" mi diceva e questo mi portò a scrivergli cose di un certo tipo, ma non avevamo imboccato la strada giusta e ce ne rendemmo presto conto.
Alessandro ha poi intrapreso la sua carriera straordinaria, accarezzando il vezzo di dedicarsi una foto con l'autoscatto quando, su It.pop, ha scritto: "Suonavo il blues, il jazz qualche volta mi assaliva di nascosto…"
Anche se adesso frequenta l'hit parade, mi affascina di lui la voglia resistente di strappare alla chitarra i fermenti della sua rabbia.
Aveva l'abitudine di andare di notte a suonare ed a comporre sotto i ponti del Tevere. "Mi porto dietro il chiacchierone (il registratore) e ci segno sopra tutto ciò che mi viene, c'è un'acustica straordinaria là sotto."
Se era a Roma non mi telefonava mai, se stazionava nella Venezia del Nord lo faceva spesso: una volta mi chiese di dettargli un mio testo chiamandomi da Amsterdam… chissà a cosa gli serviva.
Con Alex le cose finirono da un giorno all'altro e posso capirlo, perché è bravo a raccontare le sue storie ed io gli sarei stato marginalmente utile.
Questo sei tu e, qualsiasi strada il futuro ti riservi, rimarrò sempre il primo dei tuoi estimatori: vai Ale e che Dio benedica il tuo estro e le tue dita!

Ti dedico un testo che avevo preparato per te e che non ebbi modo di farti sentire.

Se stai nel mucchio ce la fai

Se stai nel mucchio ce la fai
chi ha tanti amici non inciampa mai
di calci in faccia io ne prendo e ne do
se cado a terra mi rialzo però

E se da uomo stai facendo pratica
non rinunciare ad esser quello che vuoi
però il sistema è sempre contro te
che un tipo in crisi è più gestibile

La musica ci serve per tirarci su
ci scarichi casini e guai
ti prendi il tempo e il tempo dai
è sempre piatta questa periferia
stesse menate in birreria
e se una donna non ce l'hai
ti resta solo il filo di un'hot line

Chi ha più culo ha già un lavoro
e chi sta a secco sbanca i suoi
la musica serve per tirarci su
e limita gli scazzi miei

L'amore si fa a casa di Lucia
lei dice sì perché è così
chi non ha voglia dorme o spia

Se stai nel mucchio ce la fai
vedi che ognuno ha i problemi tuoi
quando un amico ha bisogno già sai
che se lo aiuti dai una mano anche a te

Certa politica mi dà la nausea
c'è sempre un altro che ragiona per me
mi vuole sempre chiuso dentro un uovo
perché quaggiù non c'è mai un fatto nuovo

C'è solo un matto che segue un prete
per stare più vicino a Dio
e il viaggio non finisce mai
beviamo un po' per dire no
a questo male di esistere
noi cloni urbani dei cow boy
andiamo in giro per fare il pieno
d'ogni emozione che sta a tiro

La musica ci serve per tirarci su
un po' di blues ci dà di più
anche se non è commerciale
perché ci piace stare male… che scemi