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Quelli che ho sfiorato: Fred Bongusto
 

Per Fred avevo una predilezione particolare perché la sua voce roca ed armonica continuava a raccontare, ancora negli anni '70, un'epoca ormai agonizzante. Lui era il night, le sale fumose, le entraineuse, le ore piccole, i ritmi sudamericani, i balli abbracciati, le penombre complici, la Versilia, le estati pigre… il mondo cui ero legato, insomma.
Iniziammo a collaborare nel '78, doveva ultimare l'album Professionista di notte e mi chiese di elaborare le parole della omonima canzone che dà il titolo al disco: lo raggiunsi nella sala dove stava registrando, mi fece i complimenti per il testo e mi chiese di sistemare i versi di un altro brano che doveva incidere la sera stessa.
Scrivere con addosso il fiato dell'urgenza mi manda nel panico, ma accettai la sfida ed andammo a cena insieme… tanto per guadagnare tempo. Tornammo in studio, mi sistemai su un divano e buttai giù in mezz'ora tre testi diversi ed intercambiabili; Alfredo scelse le frasi un po' dall'uno ed un po' dall'altro lavoro e, dopo aver incollato insieme i tre fogli pieni di frecce, asterischi e richiami, entrò in sala per cantare quella carta geografica.
Fred era uno dei pochi "buona al primo take", ma non mi piacque molto la sua versione e confidai all'arrangiatore: "Non mi sembra abbia dato il massimo!"
"Non dirglielo" mi raccomandò. "Te lo fai nemico!"
Non diedi ad Alfredo il tempo di rientrare in regia, era ancora sulla porta quando arrischiai: "Può venire meglio!"
"Sentiamo" mi fulminò con gli occhi.
Alla fine dell'ascolto, mettendomi una mano sulla spalla, mi rassicurò: "Non ti disperare, la rifaccio!"
E la ricantò in modo magistrale.
Frequentai per un po' la sua villa, acquattata ad un passo dalla collina Fleming, dove lui si muoveva con le mosse felpate di un gatto e mi trasmetteva, nel ragionare, la saggezza antica della notte. Lo incontravo sempre con molto piacere ed il nostro successivo incrociarci produsse un piccolo gioiello che mescolò le mie parole asciutte alla musica evocativa di Canseco ed alla interpretazione intensa dell'ultimo re dei night.

Il pezzo, inserito nell'album Lunedì del '79, s'intitolava

Grazie a Dio

E grazie a Dio sei qui
suppongo per dimenticare
chiamiamoli così
i tuoi graffiti di paure
un missionario io?
morali non ne faccio mai
ci mancherebbe alla mia età
così
inaspettatamente sai
inesorabilmente ormai
ci ritroviamo qui

E grazie a Dio sei qui
non dirmi niente non importa
sei sempre quella lì
che quando vuole parte in quarta
cosa prendi al bar?
domanda futile lo so
ma è imbarazzante ammetterai
per me
passare un anno odiandoti
pensando di mandatici
ma poi tornar da te

Ma che significa un'orchestra senza musica
è quel che sono io, se non ho te
i nostri sbagli del passato cosa contano
io ti avrò, tu voglia o no

Ma grazie a Dio sei qui
riprova a dirmi t'amo
tu testa dura qui
cos'è una donna senza un uomo
e non sbuffare più
non sono femminista ma
rispetto umano te ne do
e tu
non contestarmi ancora dai
io senza amore non vivrei
l'amore mio tu sei

Ma che significa un'orchestra senza musica
balliamo, ho ancora un po' di tempo
per convincerti

Ma grazie a Dio sei qui