Vai alla home page Il Forum dove scambiarci opinioni e consigli

Quelli che ho sfiorato: Marco Armani
 

Nel '94 iniziai a lavorare con Marco Armani, uno splendido artista per il quale ho un'attrazione fatale.
Marco Armenise nasce a Bari, una delle tante città suggestive ed irreali che ci regala il nostro Sud, nel quartiere popolare di San Marcello e, sin da bambino, nel riempirsi gli occhi di quel mare limpido, impara a sognare. Nel 1982 Pippo Baudo si accorge del suo talento, lo presenta a Domenica in e da lì il suo estro prova il volo.
Vedendolo casualmente in televisione - la sua voce mi sembrò il fluire dell'acqua in una polla ubriaca di luce - mi dissi: "Questo ragazzo è un grandissimo, per lui tornerei a scrivere!"
Le collaborazioni di Marco, nel tempo, hanno attraversato i Pooh, Ron, Luca Carboni, Pasquale Panella, Lighea e me: ha cantato infatti nel 2002 Bella da paura un brano che componemmo insieme e che si perse nei meandri di una discografia marginale. Ha preso parte a cinque Festival di Sanremo e la sua posizione non centrale nell'ambiente rimane uno dei miei grandi crucci, perché ha ricevuto poco pur avendo dato tanto ed avendo ancora molto da dare.
Abbiamo imboccato insieme un'avventura che non ha ancora avuto sbocchi, ma ritengo un grande risultato il nostro allinearci in una "operazione emotiva" di alto pregio e tanto mi basta. Il fatto di non avere conseguito grandi esiti non mi smuove di un millimetro dalle mie convinzioni, ho la certezza adamantina che, se tra le sue onde ed il pubblico non ci fossero in mezzo dei mediatori sciatti, Marco troverebbe un pacco di persone pronte a condividere il suo genio, perché un artista del suo spessore - basta assistere ad un suo concerto - è un patrimonio che non può essere sottratto al popolo della musica.
Ciao Marco, ti auguro di rientrare presto nelle logiche della nostra discografia - e, se ti capita un'occasione, chiamami - perché considero la tua parziale presenza in questo mondo così provvisorio un furto legalizzato alla tua grande anima.
Abbiamo scritto insieme un lago di canzoni e, ogni volta che mi inviava un suo provino, era per me un evento. Ascoltavo le inflessioni della voce in silenzio ed entravo con fiducia nel labirinto delle sue emozioni che mai mi hanno tradito.
Una volta mi presentò uno che diceva di essere un produttore ed aveva l'aspetto di un caldarrostaio, con tutto il rispetto per la categoria; ci parlò di progetti in un italiano sconclusionato ed accarezzò i turbamenti del nostro lavoro con la delicatezza di un fabbro che batte con vigore su un'incudine. Sperai dentro di me che tutto si fermasse lì e che i nostri brani appassissero spontaneamente mantenendo il fascino ed il profumo dei fiori non colti.
E il cantare di Marco continua a smuovere le mie corde, trasmettendomi il sapore delle susine strappate ad un ramo, il frusciare delle piante curve di vento, un odore di spighe tagliate nel tempo della mietitura, il dolore quando si fa lancinante ed insegna, la riservatezza di una grande gioia di vivere non ostentata per pudore, eppure solidamente avvinghiata alla terra come un albero secolare.

Silly

Ti legherò ad una seggiola
ed il tuo medico sarò
condenserà sui vetri l'alito
resti qua

Ammazzerò tutti gli scheletri
i mostri che t'inseguono
aspettati carezze ruvide
tu me l'hai detto
fermami tienimi

Silly
io la cena ti preparerò
mentre ronza il fon sopra il comò
Silly
sottovoce leggerò con te
i fumetti sporchi di caffè
Silly
ma tu per strada no non ci vai

Ti strapperò di dosso gli abiti
però da qui non te ne andrai
ti prenderò per la collottola
tu dormirai

Sputami in faccia picchiami se vuoi
tirami i piatti se ti serve dai
devi ammazzarmi quando dormo e provaci
ma non esci tu
tu non esci
io porco diavolo
spacco il telefono

Silly
te lo giuro su mia madre credi
spacciatori tu più non ne vedi
Silly
puoi sbavare a terra come i cani
puoi contorcerti però rimani
Silly
tu resti qui con me
qui con me

Silly Silly...